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Analisi post Chieti

ANG_1242Adesso siamo veramente forti

Situazione ambientale particolare, con un lungo viaggio e una strana atmosfera che aleggiava al Palatricalle. Javonte Green che approccia nel peggiore dei modi essendo deleterio per la squadra, Parks più spento del solito, con Cittadini febbricitante e Prandin ancora fuori dai giochi. Non bastasse, Davis e soci iniziano la sfida inanellando una serie di triple e in generale sbagliando poco o nulla. Tutte queste condizioni sarebbero il più esemplificativo quadro di una sconfitta in terra teatina; invece no, la squadra adesso è abituata a soffrire, a considerare la partita come un incontro di boxe sulle 12 riprese, in cui la vittoria ai punti la si ottiene colpendo chirurgicamente l’avversaria, senza il colpo del ko ma con la freschezza atletica e la lucidità mentale nei momenti che contano. Da Ros è il leader tecnico all-around, Bossi il cecchino, Pecile il professore…per questa volta la truppa statunitense può seguire a ruota. Siamo diventati grandi.

Ruoli definiti, quadro chiaro

L’Alma diesel che questa stagione si è strutturata dalle “macerie” delle prime giornate ha la chiarezza di un meccanismo oliato. Tutti i tasselli sono al proprio posto: Javonte Green e Jordan Parks l’atletismo per dominare in frangenti ampi di partita, unendo produzione ad una dose di spettacolarità che non spiace al pubblico. Matteo Da Ros, Andrea Pecile e Alessandro Cittadini i leaders tecnici che posseggono le chiavi psicologiche per gestire i momenti chiave; Stefano Bossi il talento offensivo in grado di trasformarsi in terminale. I “guastatori” come Andrea Coronica e “Bobo” Prandin, l’arma tattica (ora un po’ spuntata) Baldasso. Più tutta la sgomitante truppa di giovani pronta a guadagnarsi minuti preziosi durante la stagione. Tutto quanto esposto è sinonimo di consapevolezza dei ruoli, di compiti chiari richiesti e di come, svolgendoli adeguatamente, sia possibile determinare il successo del gruppo.

Avete bisogno di altri incentivi per riempire il Palatrieste?

Per la stragrande maggioranza dei veri appassionati di basket, Verona e Bologna sponda Fortitudo rappresentano due motivi clamorosamente validi per riempire le tribune dell’Alma Arena. Perché adesso viene il bello, adesso si scaldano i motori per il rush finale, mai come quest’anno decisivo. Da Chieti l’ulteriore promo ai dubbiosi, a quelli a cui piace vincere facile o per quelli che alle saghe tv preferiscono il thriller da vivere in apnea. La Tezenis Verona con la cura Dalmonte è una bestia tornata feroce, con le tre vittorie consecutive, ancora più famelica. L’ostacolo è di notevole dimensioni, i punti in palio sono decisivi per allontanare gli scaligeri quasi definitivamente o riabbracciarli nel gruppone che lotta per i play off. L’ “arma” in più per Trieste è lì, aspetta solo di essere caricata da 4000-5000-6000 persone…

Quel “5” a Javonte Green

Gli amanti della statistica apriranno il quotidiano locale (Il Piccolo ndr.), vedranno le pagelle e strabuzzeranno gli occhi sul “5” dato dal sottoscritto a Javonte Green, autore di 13 punti, 3/3 nelle triple e 13 di valutazione in 25 minuti di utilizzo. Ebbene, spiego perché è un criterio da cui non prescindo. I numeri sono relativi se paragonati al livello qualitativo del giocatore ma soprattutto al modo di esprimere pallacanestro sui 28 metri; un atteggiamento molle, tiepido e poco allineato con lo spirito combattivo del gruppo per me sarà sempre (o quasi) da stigmatizzare. Anche perché in una partita di basket non contano le belle confezioni, ma la sostanza. L’attuale Javonte è la confezione di quello che era a qualche mesetto fa.

Raffaele Baldini (www.cinquealto.com)

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Pubblicato il gennaio 23, 2017 su BASKET TRIESTINO, HighFive, News. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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