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Keys of the match – Tezenis Verona

chiavi-in-manoFonte: Il Piccolo a cura di Raffaele Baldini

Si scrive Tezenis Verona, si legge…squadrone. Inutile filosofeggiare sul fatto che la compagine allenata ora da Luca Dalmonte fosse nelle retrovie rispetto all’Alma Trieste, come pleonastico rimarcare come la posizione attuale sia figlia di una prima parte di torneo giocata sotto tono. Abbiamo lasciato nel girone d’andata una formazione scaligera forte, molto forte ma sulla carta, ritroviamo lo stesso roster (o quasi) rigenerato da una cura profonda. Treviso, Bologna e Piacenza sono i tre indizi che fanno una prova, vittorie con un denominatore comune, la difesa.

Difesa, difesa e ancora difesa – Non ci sono grandi individualità difensive (Pini a parte), ma c’è un principio fondante sposato dal nuovo corso: chi difende forte è a tre quarti dell’opera. L’altalenante versione offensiva di Frazier e soci può essere tamponata facendo segnare un canestro in meno alle avversarie. 62,3 punti è l’incredibile media di punti concessi nelle ultime tre uscite stagionali, facendo abbassare le medie realizzative sensibilmente: 41% da due punti e 31% da oltre l’arco dei 6,75. Avete capito quindi ove risiede la radice di questa “cura” Dalmonte, acuita dal fatto che due partite su tre sono state vinte fuori dalle mura amiche.

Robinson, il leader rinato – Sulle qualità dello strutturato play americano nessuno poneva dubbi, il passato nella categoria superiore faceva giurisprudenza. La versione sbiadita per tutto il girone di andata non poteva essere vera; anche dalla sua rinascita passano tante delle fortune della Tezenis. La sua è una regia totale, governa il gioco ma è anche in grado di sfruttare offensivamente dei mis-match, ha letture da point-guard ma anche utilità in area pitturata (11 rimbalzi contro Piacenza!). Insomma, se Frazier è il bomber atteso ma che non sposta da solo, Robinson è il leader occulto del gruppo.

Roster impressionante – Roster da leggere e rileggere, e magari trovare un punto debole. Ve lo dico io, non c’è. Giocatori di altissima qualità, mixati perfettamente per età anagrafica. Dagli “espertoni” di lusso quali Robinson, Boscagin, Diliegro, Brkic sino ai giovani rampanti, ma già strutturati, come Pini, Portannese, Totè e…Frazier. Inoltre le rotazioni ad otto mette coach Dalmonte nelle condizioni di scervellarsi meno, utilizzando gli effettivi senza scontentare nessuno. Altro aspetto della qualità esplicitata sopra è il fatto che ogni singolo uomo in maglia scaligera può diventare decisivo all’occorrenza.

“Sporcarsi” per vincere – Quando il talento sbilancia i favori verso la squadra veneta, quando l’arma per eccellenza giuliana (la difesa ndr.) è la “medicina” che ha fatto rinascere l’avversaria, cosa resta da mettere in gioco all’Alma per portare a casa il successo? Semplice, “sporcare” la difesa in quella linea di confine fra il lecito e l’illecito, portare i più “puliti” giocatori di Dalmonte nella tonnara dell’Alma Arena, asfissiarli senza dar loro modo di ragionare. Tutto questo fatto con la spinta di 4-5-6 mila persone rumorose. E poi correre…con giudizio.

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Pubblicato il gennaio 29, 2017 su BASKET TRIESTINO, HighFive, News. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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