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Analisi post Imola: ci siamo, iniziano i play off!

ang_4214Playoff…da vincere!

“Andiamo a vincerli i play off” dichiarava Gianluca Mauro nella sala stampa post Imola e dentro il gladiatorio sprone c’era tutta l’essenza di un qualcosa di nuovo. Trieste aveva sempre disputato la post-season come un premio da consumare, leggero fardello ma anche debole struttura per obiettivi importanti. Si giocavano partite orgogliose, magari accompagnate da qualche sogno della vigilia, ma sempre con il realismo di aspettarsi la pacca sulla spalla e il commiato anticipato. Oggi non è più così: l’Alma Trieste è arrivata prima in campionato dopo 30 “test” probanti, in coabitazione e sorpassata nel ranking solo per differenza canestri. Oggi ha un roster importante, mix di giocatori navigati come Pecile, Da Ros e Cittadini, americani straripanti atleticamente e pretoriani già misurati con sfide senza ritorno. Oggi la squadra di Dalmasson è investita dei gradi di “big” da tutti gli addetti ai lavori dello stivale, prova tangibile di quanto meriti la posizione da podio. Oggi ha un fortino chiamato Alma Arena, fattore determinante per calore e presenza. Insomma, dall’attore protagonista al tifoso, la sensazione è che si viva l’appendice stagionale con la convinzione di poter fare bene, cullare quei sogni che nascevano prematuri e che potrebbero essere vissuti ad occhi aperti, presentarsi dall’ingresso principale della post-season e con il petto in fuori per dire la propria.

Di fronte la Remer Treviglio, evitata in extremis Casale

Ha senso dire se un’avversaria è meglio dell’altra in un incrocio fra gironi? Forse no, ma opinione del tutto personale è che aver evitato Casale Monferrato non è un male. Treviglio è agli antipodi rispetto a Trieste, gioca per segnare un punto in più delle avversarie, per cui già indirettamente pone Coronica e soci nelle condizioni di lavorare sul proprio credo cestistico, cioè sulla difesa. Una squadra istintiva e abile nel gioco sui 28 metri come quella di Vertemati non vive di esasperati tatticismi, per cui è “leggibile”. Ben più complessa la versione casalese diretta da Coach Ramondino; c’è roster bilanciato e duttile, capace di seguire i dettami del proprio allenatore, abilissimo giocatore di scacchi. Tutto questo considerando che Treviglio è stata una delle poche squadre a vincere all’Alma Arena la scorsa stagione…relatività baskettara da play off.

Tutti Assieme

Perché…perché…perché… i triestini devono necessariamente trovare lo scontro frontale. Fosse un condominio, un supermercato, un palazzetto, la “popolazione” giuliana si divide come Mosè sul Mar…Biancorosso, chi di qua e chi di là. E’ tutta una stagione che curva e resto del palazzo coabitano come  Vianello e la Mondaini a letto: “che barba, che noia” esternata dalla fetta passionale del tifo verso gli imborghesiti delle tribune, dito puntato viceversa per la troppo verace interpretazione del tifo (e qualche eccesso di troppo). Amo lo spirito critico ma in questo caso faccio fatica a capire come possa essere elemento di divisione nel tifo per gli stessi colori. L’espressione del supporto alla squadra viene declinata in modi diversi a seconda di tanti fattori, e vige la democratica di esternare passione come uno ritiene opportuno. Da che mondo e mondo la frammentazione non crea forza, la squadra per superarsi nella post-season ha bisogno di tutto fuorchè sentire un’anima sulle tribune divisa. Ognuno con le proprie ragioni, senza per forza condividere le filosofie di fondo, ma uniti nel trascinare il gruppo come “sesto uomo”, quello per capirci che ha materializzato il fortino vincente dell’Alma Arena.

Raffaele Baldini (www.cinquealto.com)

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Pubblicato il aprile 23, 2017, in BASKET TRIESTINO, HighFive, News con tag , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 1 Commento.

  1. federico gasparo

    mi permetto di rilevare che il pubblico “borghese”, di cui evidentemente per sua classificazione tutti i non “ultras” fanno parte,
    non ha gradito l’atteggiamento della curva e glielo ha manifestato in modo molto chiaro al loro ingresso; ingresso peraltro sottolineato dal grido di “ultras liberi” o da cori a favore dei diffidati.
    nelle rare occasioni in cui i cori erano di vero incitamento e supporto, non c’è stato forse il solito calore, ma neanche il gelo, peccato che l’attenzione della curva era più per i “poveri diffidati” che per supporto ai nostri giocatori.

    se parliamo di coesione e tifo per gli stessi colori, credo che l’argomento DASPO, esuli dal supporto alla squadra.
    vogliamo parlare di sportività, di cultura sportiva, di senso del limite?
    se lei crede di dover limitare gli sputi ai supporter ospiti, le “pisciate in libertà” in trasferta o le birre “cadute” dagli spalti ad un eccesso di troppo, messo pure tra parentesi, credo stiamo parlando di altro, altro che come “borghese” non sono disposto ad accettare oltre.

    sabato credo che la reazione della stragrande maggioranza del pubblico all’arroganza della curva sia stato un buon esempio di civiltà e cultura sportiva e mi auguro che ad adeguarsi sia la curva e non di certo il resto degli spettatori.

    un saluto cordiale
    federico gasparo

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