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La squadra che farei…

imagesIl mercato cestistico è una delle passioni di una vita: l’appassionato sogna, prefigura scenari futuri, dispone lo scacchiere tattico come un novello allenatore. Anche io non posso esimermi, nell’ignoranza di chi sta dall’altra parte della barricata societaria ma soprattutto di chi non ha competenza per farlo; tant’è che siamo sotto il solleone…vale tutto.

Io avrei puntato nelle prime settimane post finale ad accaparrarmi i servigi di un lungo di livello italiano: il più appetibile poteva essere Francesco Pellegrino della Bondi Ferrara, giovane e concreto, nella piena maturità cestistica, finito a Udine per un tempismo lodevole dei friulani. Il sogno proibito sarebbe Marco Cusin, nazionale in forza alla Sidigas Avellino, costoso ma graditissimo alla piazza (e viceversa ndr.), mix di stazza, esperienza e incidenza. Non vedo altri giocatori in grado di fare la differenza e blindare un reparto.

Qual è il vantaggio enorme di avere un centro dominante italiano? Quello di liberare un ventaglio di possibilità per il duo americano. La combo ideale, sempre secondo il sottoscritto, potrebbe partire da una conferma di Javonte Green; un’ala verticale garantisce duttilità sia a livello offensivo che difensivo, da una grossa mano a rimbalzo ed è ideale per il gioco di sistema per l’attitudine ad attaccare il canestro da esterno puro. L’offerta è stata fatta ma difficilmente verrà accettata, resta valido il discorso di cercare un cestista con caratteristiche similari. Per esigenze tattiche non avrei dubbi su chi quale debba essere l’identikit per il secondo straniero: point-guard, senza “se” e senza “ma”. Glenn Cosey è di questa pasta, così come il solito Derrick Marks, o qualsiasi americano dotato di primo passo bruciante e pericolosità offensiva. Un uomo di quella tipologia è il complemento ideale di un play d’ordine come Juan Fernandez, quell’elemento che spacca la prima linea difensiva creando scarichi per compagni sull’arco, o per andare a concludere a canestro.

Se diamo per scontato che il roster rimanga inalterato, con le partenze certe di Stefano Bossi, Jordan Parks (in Germania?) e il nuovo prestito di Vincenzo Pipitone, l’ultimo tassello secondo i miei gusti dovrebbe rispondere al ruolo di ala, con “fedina cestistica penale” rigorosamente sporca; uomo fisicato capace di far male dall’arco ma anche andando a giocare sotto canestro. Ideale? Ovviamente Guido Rosselli, della Virtus Bologna. Michele Antonutti poteva essere un altro, anche se c’è la sinistra sensazione che faccia fatica a vestire la maglia biancorossa con un’alabarda impressa.

Al di là di questo “studio di fattibilità”, come si direbbe nel campo edile, probabile che le strategie vadano nella direzione di un centro dinamico americano, tipo Laurence Bowers ex Ferrara o Jalen Reynolds ex Reggio Emilia, un play-guardia tipo Cosey e le certezze, a prescindere dalle strategie, sono legate all’assoluta necessità di un’ala italiana di livello.

Raffaele Baldini (www.cinquealto.com)

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Pubblicato il giugno 26, 2017, in BASKET TRIESTINO, HighFive, News con tag , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 1 Commento.

  1. due nomi Lechtaler e Michelori…stazza grinta vincenti
    why not?

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