
Adesso è una questione di rispetto reciproco. Manco Mirotic ha tenuto tanto in stand-by una società. Michele Ruzzier sta sfogliando una margherita che assomiglia molto ad un crisantemo (il fiore con più petali al mondo ndr.). Legittimo, ci mancherebbe, se non fosse che parliamo di un giocatore nato a Trieste, lanciato a Trieste e che non più tardi di qualche mese fa considerava “sogno” il fatto di tornare a giocare per la propria città. Il professionista ha TUTTO il diritto di fare le proprie valutazioni, in primis quella di considerare la serie A2 come una categoria “stretta” per il lignaggio dell’atleta; è anche vero però che la Pallacanestro Trieste non ha nascosto le ambizioni, quelle cioè di transitare per la categoria per tornar a riveder le stelle. Qui il tempo non è galantuomo, qui il tempo rischia di incrinare un rapporto fra gentiluomini; non è un problema dirsi “addio” se è un saluto schietto, diretto, sincero, diventa un problema se questo è mascherato da attendismo esasperato.
Michele Ruzzier e la Pallacanestro Trieste meritano rispetto reciproco, meritano vicendevolmente di essere di guardarsi negli occhi e dirsi tutta la verità, anche se amara. Non cambia la struttura tattica della squadra con o senza Ruzzier, il pacchetto di esterni Bossi-Filloy-Brooks da garanzie in tal senso; qui si tratta di implementare il roster di un italiano di grandissima qualità, di un regista in grado di “aprire” il campo come pochi, ideale costruttore di gioco per una filosofia Arcieri-Christian votata al “run and gun”.
L’auspicio quindi che non si giochi più a criptici segnali di fumo o messaggi con l’ “inchiostro simpatico” (anche perché di simpatico c’è poco). Ruzzier e la Pallacanestro Trieste scelgano se condividere un percorso o meno, chiudendo la definitiva risposta con una stretta di mano, una stretta di mano virtualmente data ad una piazza che merita sincerità.
Raffaele Baldini
Lascia un commento