
“Dissenso” dal latino “dissensus”, l’essere di sentimento diverso da quello degli altri, mancanza di consentimento, denegazione di assenso.
Partendo dal significato etimologico della parola vien da sé che nell’esternare una contrarietà alberga il recondito significato di una democratica posizione rispetto a qualsiasi aspetto della vita. Quello che è andato in scena sotto le volte del Palatrieste è un dissenso declinato in modo diverso, dalla parte calda della tifoseria verso l’operato societario e tecnico, dall’altra verso le modalità di protesta della curva; insomma tante sfumature del vissuto sportivo.
Trovare una linea di condotta univoca è un esercizio sbagliato, un modo non volontario di esacerbare gli animi. Perché? Perché è insito nel vissuto di ognuno il senso critico, più o meno marcato, più o meno incline ad ammorbidire o inspessire l’approccio verso chiunque. E’ la stessa arena ad essere un teatro a settori distinti, dai tempi dei romani e del Colosseo, un senso gerarchico (senatori attorno al terreno, plebe nei posti più alti), ora additivato dalla spinta passionale. La “Curva Nord” è semplicemente l’amplificatore emotivo di quello che, in maniera più moderata, si vive nelle restanti parti del palazzo, ma non per forza nella stessa direzione. Primo motivo per cui non c’è motivo di uniformare la forma di protesta.
Esiste una linea di demarcazione entro cui far rispettare le differenze? Certo, è il senso civico di una protesta. Rispettare gli altri, il gruppo, la comunità vuol dire bandire qualsiasi tipo di insulto, offesa o ingiuria atti a ledere la persona e il professionista. Si è valicato il confine domenica e questo non deve essere accettato a priori. Ha diritto di cittadinanza invece esprimere un parere sulla conduzione tecnica di coach Jamion Christian, della società o sul rendimento dei giocatori.
Ribadisco quanto sia grottesco continuare a marcare con una linea retta la fazione “pro curva” e quella “contro la curva”, una dialettica che non porta a nulla se non a trasformare un sano contradditorio sportivo in esasperazioni/frustrazioni sfociate poi nel modo più becero (vedi mani addosso in tribuna). La Pallacanestro Trieste è una splendida creatura per cui val la pena gioire, incazzarsi, emozionarsi? Bene, esprimiamo tutto quello che abbiamo, sempre entro la linea di demarcazione di cui sopra.
Anime diverse con pensieri opposti suoneranno una musica stonata al Palatrieste? Chissenefrega, vuol dire che dentro quel palazzo la gente vive, si appassiona, ci tiene. Questa misofonia (forte intolleranza ad alcuni rumori, con reazioni rabbiose, incontrollate di chi li ascolta) sparirà quando le cose saranno tornate al giusto posto, tornerà una sinfonia, una “marinaresca” cantata da 7000 anime.
Raffaele Baldini
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