Ricevo e pubblico:

Egr.Sig.Baldini,

sono un triestino tifoso della Pallacanestro Trieste nonché della città in cui sono nato e vivo oramai da quasi 70 anni.

le recenti vicende societarie della Pall.Trieste impongono profonde riflessioni su come finanziare in modo adeguato e continuativo una squadra di serie A. Lo striminzito ambito provinciale con la scarsità di realtà produttive, l’impossibilità di trovare fra queste dei “benefattori” appassionati di basket, la mancanza di interesse di aziende nazionali e internazionali (sono mai state coinvolte società specializzate nella ricerca di sponsor?) obbligano a radicali modifiche dei paradigmi.

Domenica in curva campeggiava un eloquente striscione: “Pallacanestro Trieste patrimonio della città”. Cosa intendiamo per città? Cosa può fare la città per la Pall.Trieste? Cosa può fare la Pall.Trieste per la città?

Mi ha molto colpito l’intervento del Pres. di Trento a Tripla de Tabela, specialmente quando spiegava il ruolo che la sua società sportiva si è dato nel tessuto sociale della città, di gran lunga più importante delle prestazioni sportive per ottenere credibilità, che comunque devono rimanere su un livello di eccellenza, ma non necessariamente vincenti.

Lasciando andare i miei pensieri in una sorta di brain storming personale ho elaborato queste considerazioni: rapportare un ambiente sportivo, giovane, moderno e dinamico come il basket allo sviluppo di una Trieste che si apra ai giovani. Trieste ha bisogno di forze giovani, ottimiste, entusiaste, creative, coraggiose, competenti. Attrarre studenti universitari nazionali e internazionali, incentivare nuove start-up, creare un ambiente ideale, con servizi gratuiti, per formare nuove famiglie e incoraggiare l’incremento demografico. Progettare insomma una grande campagna promozionale per VIVERE A TRIESTE (come le sembra come nome dello sponsor?) alla quale potrebbero partecipare, consorziandosi, le varie istituzioni comunali, la Regione, quelle scolastiche e scientifiche cittadine, il Porto, Fincantieri, e le (poche) piccole e grandi aziende cittadine, che forse sarebbero più propense a finanziare un grande progetto come questo piuttosto che una squadra anonima.

La Pallacanestro Trieste potrebbe diventare il testimonial di questo grande progetto, da portare in giro per i palazzetti italiani e, auspicabilmente, europei. E magari in futuro in qualche canale tv dedicato al basket.

Allo stesso tempo, al pari di Trento, si dovrebbe pensare a potenziare il settore giovanile con la creazione di un’Academy Internazionale di basket.

Altra considerazione: sarebbe possibile / auspicabile costruire un nuovo palasport più grande e moderno? Lo riempiremmo? Forse allargando il bacino d’utenza nelle vicine Slovenia e Istria?

Per motivi di spazio non mi voglio dilungare più che tanto.

Vorrei anche lanciare una proposta: accanto alle vostre sempre lucide e interessanti considerazioni sportive, reputerebbe opportuno approfondire queste tematiche a Tripla de Tabela con interviste a ex manager (Ghiacci, Mauro) per capire meglio la realtà, le cifre in ballo?

Oltre alla solita ottima “Tripla de Tabela” sarebbe utile organizzare anche un dibattito pubblico, coinvolgendo operatori, politici, giornalisti, esperti interessati?

Immagino la difficoltà di realizzare il progetto VIVERE A TRIESTE. Prima domanda: chi dovrebbe essere il capofila? Altre numerose domande e perplessità sorgono spontanee, ma come detto non si tratta di uno studio di fattibilità o progetto vero e proprio, ma solo di un brain storming di un cittadino un po’ visionario che auspica l’inizio di un dibattito costruttivo per trovare delle soluzioni rapide e durature.

In attesa di un suo gentile riscontro con le sue graditissime osservazioni, rimango a disposizione e porgo cordiali saluti.

Mauro Galgaro

Egregio sig. Galgaro,

rispondo essendo chiamato ad un parere. Penso, come già esternato in varie sedi, che far “rumore costruttivo” sia la cosa più sensata che si possa fare, nel rispetto delle parti e nella necessaria accettazione di una strada che, ad oggi, non ha un piano B. Il “rumore costruttivo” poi deve essere veicolato verso una forma condivisa di aiuto alla società, studiato in ogni suo punto e soprattutto catalizzato da una figura riconoscibile e credibile che possa spendersi per la causa.

Ringrazio per la sua passione,

Raffaele Baldini

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