Come perdere un figlio.

Una notizia che lacera la mia anima, che fatica a farmi stare composto, che mi distanzia da quello a cui veniamo richiamati sin da bambini, la fede. Faccio sfoggio di debolezza, lo ammetto, ove tante persone riescono a consolidare un credo ultraterreno, io rivendico il diritto di incazzarmi per una vita stroncata a 36 anni.

Marco Rossi Mel, il mio giocatore, il mio ragazzo educato che anche dopo l’esperienza cestistica mi chiamava sempre per farmi gli auguri di compleanno. Non amo i ricami dopo la dipartita, ma in questo caso parlare di un ragazzo d’oro è pura verità, una gentilezza e una sensibilità che non si trovano facilmente, uno sguardo intelligente e accogliente.

Ti pungolavo da allenatore, perchè serviva quella “cattiveria” cestistica che dovevi trovare da un animo dolce, lo facevo perchè volevo restituire almeno una parte della serietà e attitudine con cui giocavi a pallacanestro. Non riesco… scrivo queste righe bagnate dalle lacrime, che non smettono di scendere…

Vorrei che quella notizia che ho appreso dal giornale sia una “fake news”, ma sento un freddo dentro che è quella sensazione di vuoto, quella consapevolezza di aver perso un pezzo di sè, quell’irreversibilità che mi annienta.

Marco c’è tempo, il mio compleanno è il 30 luglio… aspetto la tua chiamata.

Ti voglio un mondo di bene, non ti dimenticherò mai!

Raffaele

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