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Paziente Alma, si sieda…

psicoterapiaAnatomia di un momento no

Nessuno è il verbo, nessuno ha la sfera di cristallo, men che meno quando la profezia riguarda una ed una sola predestinata al salto di categoria. Vediamo quali possono essere le variabili incidenti del momento difficile in seno all’Alma Trieste.

Ammalarsi di stress?

E’ un paradosso il fatto che le prime due della classe siano costantemente avvolte da una sottile patina di nervosismo? Non è un paradosso, è la conseguenza di quel dannato unico posto che regala l’ambita serie A. Se Bologna (sponda fortitudina) e il suo coach Matteo Boniciolli permangono in questo stato da un bel po’, Trieste conosce il primo stadio dello stress, l’insofferenza. Cominciata nel pre-derby e con gli allenamenti a porte chiuse, proseguita con censure sui social e finita centellinando la comunicazione fra media e squadra. Lo stesso Boniciolli cercò lo scorso anno di far grippare mentalmente il gruppo di Dalmasson, ma erano altri tempi, la squadra triestina non chiedeva nulla alla sua stagione se non continuare un sogno. Ora il il gioco mentale a distanza si fa serio da ambo le parti, Guido Rosselli “rubato” alla concorrenza, i continui riferimenti all’ “orticello” del vicino ed ecco che lo stress può diventare LA variabile per eccellenza in vista della post-season. Occhio però che fra le due litiganti, una terza può godere…ed è curiosamente a metà strada, a Treviso.

Più belli che efficaci

Se la serie A2 ha nella coppia straniera il maggior grado d’incidenza, gioco forza valutare Javonte Green e Laurence Bowers anche oltre il contesto di squadra. Il primo è stato diverse volte decisivo nel finale, ora però sembra essersi travestito dal Parks prima maniera: bello, bellissimo ma sterile, distratto nel suo percorso tecnico che l’aveva portato ad essere una felino proteso ad attaccare il ferro ad ogni azione. Nell’arco della stessa partita un riposo in panchina può farlo deragliare in tutti i restanti minuti, la maturità sembra conoscere un momento di rigetto. Per Bowers la questione è di dna: giocatore talentuoso ma che corre sulle uova, non ha un’indole aggressiva e visto finora è un elemento “da vetrina”, con scout finali da “vendere” alla critica. Può cambiare nell’atteggiamento? Certo, se si convince che per vincere una serie A2 bisogna essere brutti, sporchi e cattivi.

Prima si formavano giocatori, oggi è il momento di utilizzarli per vincere

Un paio di anni fa coach Eugenio Dalmasson rispose in una puntata di Aperitivo sotto Canestro esaustivamente al perchè non utilizzasse la “zona” come chiave tattica. Il concetto fu pressochè il seguente: “la società mi ha chiesto di formare giocatori, non per forza di vincere. Ritengo che la maturazione di un giovane cestista passa in prima battuta per l’autoresponsabilizzazione, in primis sfidando “a uomo” il proprio avversario. Quando la società stessa mi chiederà di vincere, introdurrò la “zona” e altri chiave tattiche adatte a giocatori formati”. Risultato? Eccellente, con l’aggiunta dei risultati. Assodato che la costruzione del roster di questa stagione è fatto da giocatori esperti e “finiti”, il momento è opportuno per trovare qualche diversivo tattico al “sistema”, salvagente in partite o momenti di partita complessi che nessuno si aspetta.

Gerarchie definite, pur nella distribuzione democratica dei palloni

Neanche la squadra di basket più comunista del pianeta può prevedere nelle sue logiche offensive una perfetta distribuzione dei palloni fra gli effettivi. E’ necessario avere delle gerarchie, tacitamente sottoscritte dal gruppo, suggerite dal coach. Il solo tiro tentato da Daniele Cavaliero a Imola grida vendetta. E sarò chiaro, ci sono giocatori e momenti abbastanza definibili nell’Alma di questa stagione: Green e Bowers costanti lavoratori ai fianchi degli avversari, Loschi e Baldasso i “guastatori”, Prandin l’arma tattica difensiva e la triade Cavaliero, Fernandez e Da Ros per i palloni che scottano. Ciò sta a significare che i tre citati DEVONO farsi coinvolgere o COINVOLGERSI, con le buone o con le cattive, altrimenti i leader sono di cartone.

E se lo stress colpisce i tifosi?

Ricordate la malattia di cui sopra? Lo stress che attanaglia con l’incedere della stagione regolare? Bene, anche i tifosi sembrano avere sintomi preoccupanti. Tornano le fazioni “estremiste”, chi appesantisce il giudizio (anche oltre la misura) sulle prestazioni della squadra, chi segue l’amore incondizionato, chi manipolato da “registi occulti”. Clima pesante oltre il necessario, si estinguono come Panda gli equilibrati, schiacciati dalla morsa dei faziosi; ecco che si rischia di mettere in scena la consueta baruffa scomposta triestina, in cui ci si incazza vicendevolmente senza capire il perchè o, ancor peggio, partendo dalla medesima passione, solo declinata in modo diverso.

Basterebbe ricordarsi per cosa si tifa, per chi ci si appassiona e che la critica non ha mai fatto male a nessuno.

Raffaele Baldini (www.cinquealto.com)

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Pubblicato il gennaio 31, 2018, in BASKET TRIESTINO, HighFive, News con tag , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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