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La critica si, la violenza verbale no. Distinguetevi!

5488178557_02dde871ac_bCome sempre la democrazia, se interpretata come un abuso del proprio raggio d’azione non confinato, diventa un orrendo esercizio per maleducate forme d’espressione. I social network, amplificano questa “zona franca” rendendo tutti “trogloditi imperatori del nulla”, giudici supremi di una corte virtuale dove chi la spara più grossa ha seguito.

Il dibattito cestistico negli ultimi giorni è passato da una variegata ma circostanziata analisi della situazione, ad una caciara di basso livello. Quello che da sempre aveva caratterizzato l’appassionato di pallacanestro triestino, cioè la competenza con una sana dose di equilibrio, sembra deragliato in luoghi comuni di stampo calcistico. Non è accettabile che la critica verso coach Eugenio Dalmasson sfoci nella mancanza di rispetto. Se il tifoso medio ha memoria corta, merita allora rinfrescare le idee: questo allenatore ha accettato una sfida anni fa di indicibile portata, con una società inesistente alle spalle e poche finanze, dando dignità alla prima società di basket cittadina. Ha dato un’identità forte triestina facendo di necessità virtù, sfruttando competenze locali che a fatica avrebbero calcato parquet di serie C. Non ha mai gonfiato il petto nei successi lasciando che siano i protagonisti ad avere il giusto plauso. Ha ottenuto una promozione in serie A2 sorprendendo e divertendo tutti, costruendo i presupposti per quello che è la squadra adesso, cioè una papabile candidata al salto di categoria.

La riconoscenza non deve fare giurisprudenza aziendale ma deve essere un bagaglio etico di ognuno di noi; non è quindi un discorso trattenere o no il coach a tutti i costi, la questione prescinde e non può uscire dall’equilibrato giudizio d’insieme. Se Trieste si vanta di avere una platea che mastica pallacanestro, deve dimostrarlo in questi frangenti, smorzando sul nascere rigurgiti dialettici violenti, censurando quello non è costruttiva critica sportiva.

Capitan Coronica ha ben esemplificato la filosofia che struttura uno sport di squadra, la grande barca in cui timoniere e rematori son dentro a cercare sinergicamente di affrontare i flutti, dove nel caso di impotenza, tutti (e dico TUTTI!) affondano allo stesso modo.

Mi auspico che lo stuolo di “haters” professionali dei social rimangano urlatori senza voce, mi auguro che il peso specifico dei social network torni ad essere irrisorio (o per meglio dire ricalibrato) rispetto ad altre forme di comunicazione più “oneste”, credo che non si possa veicolare il pensiero di 5-6 mila persone in maldestri slogan di bassa lega di pochi.

Siamo in un’epoca dove i social network hanno indubbiamente un’influenza, come tutte le “armi di distrazione di massa”, basta saperle usare in modo intelligente.

Raffaele Baldini (www.cinquealto.com)

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Pubblicato il marzo 6, 2018, in BASKET TRIESTINO, HighFive, News con tag , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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