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Cosa va e cosa non va

positivo_negativoSono solo due giornate, mai a ranghi completi, ma l’Alma Trieste può essere giudicata per quello che è, anche perché la pallacanestro non è una partita a carte e chi scende in campo fa giurisprudenza.

COSA VA

 Animus pugnandi

La squadra ha mantenuto inalterato lo spirito battagliero degli anni passati. Americani o italiani non fa differenza, tutti remano dalla stessa parte e non si demoralizzano di fronte alle difficoltà. L’Alma che approccia alla serie A ha personalità, non si piange addosso e forse è ancora più positivamente “strafottente” quando non è al completo. Con questo animus pugnandi il gruppo non può temere la categoria, anche perché è il primo presupposto di chi vuole conquistare una salvezza tranquilla.

Dalmasson… aggressivo

L’esordio nella massima serie di Eugenio Dalmasson poteva essere interpretato in diversi modi: “conservatore”, fedele al suo “credo” integralista per poi eventualmente mutarlo in corso d’opera conoscendo la categoria;  “garibaldino”, giocando d’anticipo usando la sfrontatezza per vivere una stagione d’assalto. La versione più credibile è quella “consapevole”. Il coach veneto ha sposato da subito i principi della propria pallacanestro, quali difesa a uomo e forte identità di squadra, nonché l’immancabile gioco di “sistema”, ma ha anche apportato modifiche sostanziali alla filosofia di gioco. A Torino tanta difesa a “zona” (eseguita discretamente), utilizzo degli uomini senza guardare in faccia il curriculum: Walker a guardare i compagni a Torino, Schina in campo nei momenti chiave contro la Virtus Bologna. Una cosa è certa, inizio di personalità.

Arturs Strautins

Non c’è un soggetto in tutto il territorio giuliano che avrebbe scommesso un euro su prestazioni così convincenti di Arturs Strautins. Il linguaggio del corpo “fiero” del lettone sembrava più un’ostentazione di sicurezza pronta a sgretolarsi di fronte alla prima difficoltà; invece l’ex reggiano ha sfruttato l’occasione di un roster decimato dagli infortuni, ha aggredito ogni minuto di parquet non perdendo tempo a… pensare. Si, il rischio nella pallacanestro di chi pensa troppo è quello di bruciare l’attimo, quel centesimo di secondo che cogli impreparata la difesa, esattamente come nelle penetrazioni viste a Torino. Lo step successivo sarà quello di mantenere questa qualità con un minutaggio ridotto.

Gruppo

Nel gioco di squadra un ruolo chiave ce l’ha la comunicazione; cercarsi, sentirsi anche senza vedersi e il timing corretto fanno la differenza. L’Alma Trieste nel fondamentale più spettacolare, cioè l’ “alley-oop” (passaggio alto per schiacciata al volo ndr.) dimostra di avere persone che comunicano alla grande fra loro. Attori diversi, risultato eccellente, anche questo è esser gruppo.

COSA NON VA

 Difesa, limature necessarie

L’impianto difensivo generale di Trieste c’è, magari con una marcia più bassa nel primo tempo e una più elevata nel secondo, ma assolutamente adeguato alla categoria. Le macro falle vanno in due direzioni principali: la prima nelle letture dei singoli pericoli avversari. Punter e poi Carr rappresentano pericoli conclamati da rispettare sin dal riscaldamento; troppo spesso nelle rotazioni ci sé dimenticati di scegliere l’eventuale uomo da “battezzare”, finendo per concedere tiri “piedi per terra” a due finissimi esecutori. La seconda falla nelle spaziature sulla difesa a “zona”; chiaro che il cono d’ombra della “zona” spesso è il centro dell’area pitturata, ma a Torino troppo spesso la comoda ricezione è stata foriera di due punti o di scarichi per comode conclusioni degli esterni.

Devondrick Walker, questione di… incarichi

Non penso che sia una questione di supponenza, nemmeno di contrasti con lo staff tecnico. Penso che la fase negativa che sta attraversando Devondrick Walker sia figlia di una metabolizzazione tecnico/tattica di stampo europeo, diametralmente opposta a quella monotematica d’oltreoceano. Negli USA l’esterno doveva solamente piazzarsi oltre l’arco dei tre punti e sparare senza coscienza, a Trieste gli si chiede prima un’attitudine difensiva, poi una versione offensiva a tutto tondo, in linea con il gioco di sistema voluto da Dalmasson. Ormai il popolo biancorosso è vaccinato anche a questo tipo di “operazioni”: dettami, strigliata con panchina-lezione e svolta.

A prescindere da tutto l’importante che la società faccia esattamente quello che ha fatto negli ultimi anni, cioè non agisca di pancia e dia il tempo ai giocatori di capire, recuperare il terreno perduto, di amalgamarsi. Il tempo è galantuomo.

 

Raffaele Baldini

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Pubblicato il ottobre 15, 2018, in BASKET TRIESTINO, HighFive, News con tag , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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