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Il giorno di gara 4: le chiavi per portare Cremona alla “bella”

chiavi-in-manoFonte: Il Piccolo a cura di Raffaele Baldini

Step by step, l’Alma Trieste vince gara 3 mettendo il primo fastidioso granello di sabbia nell’oliato ingranaggio cremonese, un modo come un altro per non regalare sonni tranquilli a Crawford e soci. Diamo una chiave di lettura sulle possibili variabili in vista di gara 4.

Gestione delle fatiche

Ad un certo punto di gara 3 sembrava che Trieste e Cremona fossero con la spia della benzina accesa di un rosso vivo. I playoff sono stancanti, sia mentalmente che fisicamente, consumano energie fiaccando inesorabilmente gli acciaccati. L’Alma da questo punto di vista sta peggio della Vanoli: Dragic (coscia), Wright e Fernandez si trascinano orgogliosamente, mentre la truppa di Sacchetti è sanissima. E’ anche vero che Trieste ha 12 giocatori e Cremona 7/8, per cui la chiave sarà la calibratura degli effettivi da parte di coach Dalmasson, attingendo coraggiosamente dalla panchina, come nel caso di Strautins. Spendere qualche minuto (e qualche fallo) di Coronica su Saunders o Crawford?

Spegnere la luce

Trieste ha dominato per lunghi tratti di gara tre perché ha spento la luce della regia. Una difesa superlativa su Diener e l’aver speculato sull’emotività ormai conclamata di Ruzzier all’Allianz Dome, ha fatto si che i leader lombardi facessero fatica ad entrare nel match, ricorrendo come extrema ratio alle soluzioni personali dell’ultimo quarto. Come sempre nel basket rallentare l’ingresso ai giochi dell’avversaria è un ottimo viatico ad “inquinare” la fluidità dell’attacco, con logiche conseguenti.

Corri Alma, corri…

La transizione. Le fortune stagionali della squadra di Dalmasson si sono rette su uno straordinario impatto del rapido contropiede (primario o secondario); Dragic quando parte non lo fermi (si ferma solo eventualmente) e si mette in ritmo per le triple, Cavaliero si innesca dall’arco o fa volare Mosley, insomma tutto e tutti ne giovano. Potrebbe essere un controsenso rispetto a quanto detto sopra sugli infortunati, invece non lo è; quando si vede il risultato, la testa e il morale nascondono benissimo tutte le magagne fisiche.

“Red Wall”

La “marinaresca” cantata a squarciagola, con una coreografia impattante di quel tipo, scuote anche l’asceta più integralista chiuso in un convento. Nessun essere umano dotato di circolazione sanguigna nella media può restare impassibile, i giocatori respirano un clima unico, gli sforzi si moltiplicano a dismisura. L’impatto che può avere questa sera l’arena può essere un fattore determinante. Trieste lo sa, ma soprattutto Cremona lo sa…e comincia a preoccuparsi.

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Pubblicato il maggio 25, 2019, in BASKET TRIESTINO, HighFive, News con tag , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 1 Commento.

  1. Quella chiave ultimamente porta jella sono di madre napoletana queste cose contano

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