Ciao Arno, istituzione del tifo e della storia della Pallacanestro Trieste

“Arno, vengo da te in pizzeria e ti porto una sorpresa.”

Avete presente la luce negli occhi di un papà che rivede il proprio figlio dopo anni di lontananza? Ecco, questa è l’istantanea che mi porto nel cuore nel vedere l’incontro fra Arno e Rich Laurel, il “messia” che in maglia Hurlingham Trieste ha fatto impazzire una città. Non distoglieva lo sguardo dal suo pupillo, quello sguardo che raccontava tutta la passione fra due canestri e una pizzeria, la mitica “A1”, il rifugio peccatorum di tutti i malati di basket e che Arno (e famiglia) gestiva alla sua maniera.

Come Andy Wharol nella sua “Factory” a New York City a fine anni ’60, la pizzeria “A1” era un luogo psichedelico in cui si fondevano tifosi, giocatori, addetti ai lavori, in cui una saracinesca non chiudeva le serate, ma le arricchiva di segreti custoditi gelosamente dai protagonisti.

Arno poteva essere il confidente di Dado Lombardi come il più acceso dei tifosi in tribuna, con baffi e barba asburgici, messi in discussione solo per la promozione in serie A1. Un’icona riconoscibile come è più dei protagonisti in maglia Hurlingham, un’istituzione di quel pionierismo del tifo verace, quello per cui le regole vengono comandate dal cuore. Ha voluto fortemente immedesimarsi con l’epoca dei “leoni neroverdi” perchè c’era tutta l’essenza di una tradizione cittadina: senso di appartenenza, triestinità, passione cestistica che prescinde dalla nobiltà della categoria. L’era Stefanel? Troppo borghese. Il basket moderno? Troppo difficile immedesimarsi in quei protagonisti che vanno e vengono.

Con Arno se ne va il romanticismo della passione cestistica, quello che non è sceso a compromessi con l’ineluttabile trasformismo sportivo, fatto di business, mediaticità e da mercenari pronti a cambiar casacca ad ogni battito di ciglia. Il suo micro-cosmo, con quadri alle pareti raffiguranti le gesta dei SUOI ragazzi in maglia Hurlingham, quei momenti condivisi fra una incazzatura per una sconfitta o la gioia di una vittoria, quei colori nero e verde denominatori comuni fra una pizza e un calzone, sono il senso di una vita vissuta.

E maledico quel momento in cui ho dovuto interrompere una lunga chiacchierata su aneddoti che Arno mi ha generosamente elargito, raccontati con lo stesso entusiasmo del tempo, con lo stesso desiderio di tramandare qualcosa difficilmente ripetibile ai giorni nostri.

Se qualcuno vi chiede di rappresentare la passione cittadina per la palla a spicchi, rispondete senza remore: Arno della pizzeria “A1”. Vi assicuro che avrete sintetizzato perfettamente il senso del “sacro fuoco” per il basket e per chi rappresenta i colori di una città.

Ciao Arno, saluta Dado e divertiti con Marvin!

Raffaele Baldini

Pubblicato il aprile 10, 2021, in BASKET TRIESTINO, HighFive, News con tag , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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