Trieste saluta l'”uscocco” del giornalismo sportivo, Attilio “Attila” Frizzati

E giunse così il momento anche per “Attila” Frizzo di deporre le armi. Trieste piange, a distanza di poco tempo dal grande Piero Franceschini, un altro esponente di spicco della tradizione cestistica locale, Attilio Frizzati, spentosi all’età di 92 anni. Uomo contro corrente di rara coerenza, la ferma volontà di chiudersi in una “riserva indiana” come si confaceva ai comunisti veri di qualche decennio fa, pur senza escludere un contraddittorio con chiunque (“Son sempre andà più d’accordo coi camerati, d’altra parte i compagni xe specialisti a darse pugnalade alle spalle”). Giornalista di spicco, il suo modo di scrivere di basket era intriso di una sconfinata cultura, spaziava con irridente disinvoltura in un ambiente stordito dalla cultura egemone statunitense, entrando a gamba tesa dall’Est Europa, vissuta in lungo ed in largo. La sua “riserva indiana” prevedeva ovviamente una piccola realtà da curare; una creatura che ha difeso, esaltato, arricchito della sua passione e conoscenza, la Pallacanestro Saba. Potevate parlargli dei Los Angeles Lakers di Magic Johnson che “Attila” avrebbe portato il discorso su qualche aneddoto riferito a quella realtà cittadina con base a Gretta, si, sotto al suo “quartier generale”. Genio totale degli aforismi in salsa triestina: “se la casa de tolleranza no va ben, inutile cambiar i materassi…”, riusciva a ironizzare anche per destabilizzare nel contraddittorio un interlocutore dalla tesi avversa alla sua. Proprio per questo l’esistenza di Attilio Frizzati è costellata di tante baruffe, ma di altrettante riappacificazioni, perché nella veracità dell’uomo risiedeva il grande rispetto per tutti. Ho avuto l’onore di ridare la penna fra le sue mani, di farlo scrivere prima su Basketnet e poi per Superbasket, godendo così in anteprima dei suoi puntuti pezzi sulla Pallacanestro Trieste e soprattutto imparando il motto sacro per un giornalista: se qualcuno si incazza per quello che hai scritto, hai fatto il tuo lavoro (mai tolta una virgola ai suoi pezzi ndr.). Sono stato a casa sua a ripercorrere storia di basket a Trieste, scartabellando fra le centinaia di fotografie (tante inedite) che cercavo di “scannerizzare” con gli occhi per imprimerle nella mia memoria. Dei tanti racconti, i più gustosi fanno riferimento a periodi per cui l’indolenza triestina non ha tramandato testimonianze scritte, quelli durante i tanti sbarchi americani dalle navi stella a strisce, o improbabili trasferte nell’Est Europa durante gli anni “complessi”. La generosità intellettuale non è passata inosservata, il “pellegrinaggio” dei suoi discepoli non ha abbandonato mai “Attila”; lo sguardo, le strette di mano e gli abbracci segno inequivocabile di riconoscenza vera. Se ne va un combattente, uno che ha preso per i fondelli un tumore che l’ha accompagnato per buona parte della sua esistenza, uno che ha lasciato il segno, il segno di “Attila”.

Raffaele Baldini

Pubblicato il dicembre 28, 2021, in BASKET TRIESTINO, HighFive, News con tag , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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