Che Pozzecco vogliamo in Nazionale?

Romeo Sacchetti è ormai il passato (luminoso passato!), Gianmarco Pozzecco il presente. Continuerò a non capire perché un allenatore debba essere confermato o meno a seconda del rapporto con il Presidente, tant’è che il fil-rouge del condottiero empatico prosegue a tinte azzurre.

Nessuno si aspetti “scenate strappa-camicia” o similari, al massimo qualche deragliamento se raggiungerà il risultato prefissato; Gianmarco Pozzecco si è iniettato equilibrio professionale alla corte meneghina, ha implementato il suo bagaglio limando quelle spigolature che tanto piacevano allo stuolo di appassionati ma che poco avevano a che fare con un certo tipo di sistema professionistico.

Come ci si augura di vedere il Poz in versione “commissario tecnico”? Istituzionale fuori, “croccante” dentro. L’allenatore triestino ha un vantaggio enorme investito nel ruolo federale: è prima di tutto un selezionatore. Il selezionatore non è nient’altro che un uomo in grado di convincere i Testimoni di Geova che si può far visita anche non domenica alle 8.00 di mattina, convincere un’eremita a partecipare ad un “rave-party”, rendere Sandro De Pol “uomo della notte”. Insomma, deve convincere i migliori giocatori di pallacanestro a partecipare ad un progetto meraviglioso, non quale obbligo morale (ormai abbiamo perso la speranza) ma come opportunità per divertirsi e scrivere nuovi capitoli di storia cestistica.

In pratica Pozzecco deve rimanere sé stesso. Tutti sappiamo bene che la Nazionale non è una questione di schemi offensivi o di alchimie difensive, bensì di motivazioni abbinate al piacere di giocare assieme; l’Argentina dell’era Ginobili potevi farla allenare anche a Topo Gigio che avrebbe alzato trofei e divertito il mondo. Così come quella versione azzurra che asfaltava la Lituania nella indimenticabile semifinale di Atene, a suon di “triple ignoranti” di Basile o grazie alle scorribande del Poz.

Attenzione, il coinvolgimento è niente senza una massiccia dose di credibilità. Non sto parlando del curriculum vitae di un “docente emerito” come Gianmarco, bensì di un allenatore che dimostri di avere il timone saldamente fra le mani, soprattutto nelle situazioni più complesse. Nei momenti difficili viene fuori la struttura di un coach, esattamente come ha fatto in maniera mirabile Meo Sacchetti, con un manipolo di avventurieri e troppi “big” pigramente a casa.

Pozzecco eredita un fardello pesante, perché si ha la sensazione che la Nazionale Italiana abbia l’ultima possibilità per riprendersi una fetta di pubblico, per ridarsi una dignità e per traghettare quello che poteva essere (“la migliore Nazionale di sempre”) in quello che sarà (la Nazionale più sorprendente di sempre, ci si augura).

Per ora, niente musi lunghi, entusiasmo e divertimento alla corte del Poz!

Raffaele Baldini

Pubblicato il giugno 4, 2022, in BASKET NAZIONALE E INTERNAZ., HighFive, News con tag , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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