Quel giorno a Trieste, gli inni e le lacrime di Sergio Tavcar

Ci sono situazioni che mi rendono profondamente orgoglioso di essermi perso perdutamente della pallacanestro. Ho sempre sostenuto che una palla che entra in un cesto è l’ultimo degli aspetti che apprezzo di questo mondo, c’è un caleidoscopio carico di colorate sfaccettature, di piccole grandi cose che possono arricchire chiunque fosse dotato di un minimo di sensibilità. Sergio Tavcar non è solo un grande giornalista, un grandissimo commentatore e conoscitore di basket, è anche cittadino triestino, un testimone dalla “conclave” di Opicina di tante decadi vissute fra momenti tragici e convivenze etniche complesse a Trieste.

C’è però l’evoluzione della specie, quella più virtuosa, cioè che non dimentica il passato ma che vive il futuro imparando da quello che si è vissuto. Allora anche un evento sportivo come l’amichevole Italia-Slovenia di fine Giugno giocato all’Allianz Dome, può divenire il più fulgido manifesto della crescita del genere umano. Riporto pedissequamente le parole di Sergio Tavcar dal suo blog, perché c’è ben poco da commentare:

“Ho cominciato con il basket e vorrei finire in breve ancora con il basket per dire qualcosa che l’altra volta non ho avuto modo di dire, semplicemente perché quando ho scritto l’ultimo post non era ancora accaduta. C’è stata la partita amichevole a Trieste fra Italia e Slovenia. Prima della partita sono stati suonati gli inni. Durante la Zdravica i tantissimi sloveni in tribuna calati da ogni dove hanno cantato il loro inno e gli italiani seguivano in silenzio. Poi è risuonato l’Inno di Mameli. Cantavano gli italiani e gli sloveni seguivano in silenzio. Alla fine grande applauso per tutti. La partita è andata via in un’atmosfera distesa e amichevole ed è finita nel rispetto e nell’amicizia. E io mi sono sentito vecchio. Non è possibile, mi son detto, che ancora durante la mia vita abbia potuto vedere a Trieste cose che durante la mia infanzia dell’immediato dopoguerra, fra tensioni e odi reciproci di ogni tipo, pensavo che mai sarebbero potute succedere o comunque non certamente mentre sarei stato ancora in vita. Eppure è successo e, devo dire, mi sono commosso fino alle lacrime. Poi, parlando con tantissime persone sia dell’una che dell’altra parte, mi sono accorto di non essere stato l’unico.”

Chiunque fosse stato presente quella sera, è TESTIMONE di un grande messaggio, da tramandare ai figli e nipoti. Non è stata solo una partita di basket, è stato tanto tanto di più.

Lunga vita alla Pallacanestro!

Raffaele Baldini

Pubblicato il agosto 21, 2022, in BASKET NAZIONALE E INTERNAZ., HighFive, News con tag , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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