“Re-birth”, questo è il claim per lanciare la campagna abbonamenti della Pallacanestro Trieste per la stagione 2023/24. Puntuale come gli “albereti” di Natale in Piazza Unità lo scontento del tifoso medio, a tratti condivisibile, per altri molto simile alla perversione giuliana di chi aspetta la goccia sul parabrezza percorrendo la galleria di Piazza Foraggi.

Parto da un assunto: uno spettacolo, è parametrato secondo logiche di mercato, non può essere svilito da umori della piazza o “svenduto”. Il concetto di abbonarsi è sposare un PROGETTO, non una categoria (peraltro ridotta rispetto a quella dello scorso anno), è dimostrare fiducia in un nuovo sodalizio che fino a questo momento ha dimostrato di esserci, di avere idee, di spendere. Inutile poi lamentarsi se Trieste non può garantire né basket, né calcio, ed ogni “ardito” che investe nello sport locale viene mortificato da sfibranti polemiche su tutto. Guardando i settori popolari: mi dite che 10,62 euro a partita è uno sproposito? Per i “distinti” 14,37 euro sono un’esagerazione? Siamo seri…

Interessante anche il prezzo per universitari che con 8,12 euro si possono gustare partite di basket di buon livello, derby compresi.

Vi state infastidendo perché peroro la causa societaria? Ora sarete accontentati. Quale è il più sanguinoso difetto delle ultime campagne abbonamenti fatte a Trieste? Il non saper ascoltare. Grave, gravissimo per chi lavora nel marketing e nella comunicazione. Viene omesso quello che è un valore imprescindibile, il legante più solido fra società e tifosi, la fidelizzazione. Il “vecchio tifoso” non è nient’altro che un socio occulto, quello che garantisce una base e che costruisce negli anni un senso di appartenenza traducendolo in sottoscrizione d’abbonamento. Basterebbe un gesto simbolico, uno sconto per dire “guarda che ti riconosco, sei sempre tu”, il miglior megafono anche per reperire nuovi aficionados. La società è sorda alle esigenze delle famiglie, quelle con 3,4,5 elementi desiderose di vivere un evento sportivo assieme la domenica pomeriggio. Anche qui, un semplice pacchetto che preveda uno sconto nel caso di nucleo completo, avrebbe incentivato l’investimento.

La genesi di tutti mali sta nell’abusato “copia incolla”, un delicato e fondamentale ramo della gestione sportiva trattato come un compito da espletare entro una certa data. Manca estro, manca fantasia, mancano quelle piccole cose (gadgets, promozioni, ecc.) in grado di attrarre la gente, soprattutto gli indecisi. Onestamente mi aspettavo dal sodalizio statunitense più attenzione a questi aspetti, loro che nel business sportivo a tutto tondo, sono dei maestri.

Rimane il fatto che, e lo dirò fino a che mi consumerò l’ultima falange per scrivere articoli, a Trieste lo sport (per ora) rimane un lusso, un piacere che ha un costo (come tutte le cose belle). Probabilmente l’appassionato umorale e occasionale vedrò scalare nella gerarchia delle priorità la domenica fra due canestri, quello invece che ha maturato una passione nel tempo, non dovrebbe neanche porsi la domanda ma guardare al primo giorno di possibile sottoscrizione della tessera.

Raffaele Baldini

2 risposte a “Campagna abbonamenti: pregi e difetti di un tormentone estivo”

  1. Avatar Giulia Stroligo
    Giulia Stroligo

    Infatti domani sarò in palazzetto per 3 abbonamenti. Felice di ricominciare

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