
Una difesa che sta diventando credibile, il cinismo altrettanto
Altra partita con avversari tenuti ben al di sotto dei 70 punti, altra partita con 25-30 minuti di eccellente versione difensiva, con dinamismo e aggressività sui “pick and roll”, concentrazione sull’ uno contro uno, con ruvida difesa del pitturato. Calcolando che i campionati si vincono in difesa, la versione ultima della Pallacanestro Trieste, al di là delle vittorie, è il messaggio più forte al campionato. Non solo, sta crescendo quel sano cinismo sportivo negli uomini di coach Christian ideale per una squadra che vuole speculare anche sulle situazioni meno scontate. La partita di ieri è stata indubbiamente un match equilibrato, vincere di 17 vuol dire aver capito di mettere fieno in cascina, lasciando gli entusiasmi al post-partita; la “fame” con cui Reyes ha conquistato quei rimbalzi al 40esimo minuto esplicitano il concetto.
Quel calo di pubblico
Assenti giustificati solo gli appassionati di tennis. Per tutto il resto c’è da fare una lettura più a largo raggio. Il “raffreddamento” parte da lontano, non certo figlio della retrocessione, in quanto era ben presente la scorsa stagione nella massima serie. Puerili le giustificazioni che spingono la questione su un ambito qualitativo; la storia di Trieste parla di “pezze al culo” come leit motiv ad alto livello, parla di mercati improvvisati e “salvatori della patria” scavati dal sottobosco giovanile (vedi Tonut, Ruzzier, Coronica). Fare adesso gli orfani di uno spettacolo indicibile e di altissimo livello sarebbe come reiterare sulla convinzione di essere dei grandi amatori svegliandosi poi tutti sudati. Più facile parlare di un’anima che manca, un qualcosa di intangibile ma che rafforza il senso di appartenenza; la fredda gestione societaria, anche fatta con grande puntualità e serietà, non basta per chiamare a raccolta gli appassionati “umorali”. Ribadisco che non è una questione americani o non americani, qua è da diversi anni che c’è un Canyon fra chi governa la prima squadra di basket cittadina e la propria gente; bisogna lavorare in tal senso, e, ringraziando iddio, è possibile farlo con uno zoccolo duro numericamente dietro forse solo alla Fortitudo Bologna e pochissime altre. E poi ragazzi, Sinner o non Sinner, il basket è il basket!
Arbitraggio incomprensibilmente inadeguato
Vediamo di trovare una giustificazione: l’ “inchiostro simpatico” (che cacchio ha di “simpatico” poi…) con cui sono state stampate le maglie di Trieste ha destabilizzato la terna arbitrale, confondendo gli attori protagonisti e direzione di gara. No, non è neanche questo, visto che gli orrori sono arrivati a discapito di ambo le parti. Temo proprio che ci sia inconsistenza tecnica, peraltro con l’aggravante di una partita si fisica ma non certo difficile da arbitrare. Cavalcando il “volemose bene”, diciamo che una partita storta può capitare anche a chi ha il fischietto in bocca. Voto: 3, hanno fatto girare le palline… da tennis a tutti.
Sull’attacco c’è più di qualcosa da rivedere, soprattutto sulla “zona”
Se la difesa convince, l’attacco lascia un po’ perplessi. Si sapeva che coach Antimo Martino avrebbe “provocato” il collega americano facendogli assaggiare una pallacanestro in salsa tattica europea, e lo ha fatto. Sulla “zona” proposta Trieste ha veramente fatto fatica, partendo proprio da una disposizione dei cinque sul parquet; troppi secondi per mettere a posto gli elementi, troppo tempo per capire che bisogna anche utilizzare la penetrazione per far lavorare la difesa, anziché limitarsi a sterili passaggi per vie perimetrali. Per fortuna è stato capito appena in tempo, ma serve più prontezza per l’immediato futuro.
Raffaele Baldini
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