
Tiri da tre e tiri da tre
Premessa: il monito in sala stampa al PalaDozza di Bologna “mai più 46 triple” lo trovo assolutamente condivisibile per una pallacanestro sensata, quella per capirci che non convince Candussi con parole dolci (vedi tre metri di spazio) a tirare comunque senza aver stancato o almeno mosso la difesa. C’è un imprinting conclamato ma che non può prescindere dalle logiche cestistiche ortodosse, prima fra tutte quella di impegnare la difesa. C’è però una distinzione, non proprio irrisoria fra Bologna e Piacenza; no, non sto parlando dei palloni che entrano ed escono ma di come sono stati presi quei tiri. Nella maggior parte dei casi, soprattutto nella seconda parte del match con Piacenza, si sono viste triple prese da transizioni rapide, da penetrazioni con scarichi eccellenti e in ritmo; non c’è sterile passing-game ma COSTRUZIONE di un tiro, altro dogma della pallacanestro a qualsiasi latitudine. Logica conseguenza il 43% dall’arco, perché giocatori come Filloy, se messi nelle condizioni, tengono comodamente quelle percentuali.
Condizione di Reyes, solo una mia sensazione?
Non guardo ai numeri ma all’esplosività latente dell’ultimo Justin Reyes. L’impressione è che il portoricano stia attraversando un momento (fisiologico) di calo, evidente soprattutto in alcune giocate nell’uno contro uno verso il ferro. Non è un dramma, ci mancherebbe, però in vista della fase cruciale della stagione un pensiero deve essere fatto. Reyes è troppo importante per le dinamiche del gioco biancorosso, ha pericolosità in ogni parte del fronte d’attacco, è un “animale” a rimbalzo (e continua ad esserlo). Lo staff tecnico e i preparatori devono calibrare molto bene il momento, in funzione di una lunga stagione ma ricordando sempre l’estate senza vacanze del portoricano, con tossine portate dietro dal Mondiale (pur avendo giocato molto poco).
Quanto è difficile tenere una linea di giudizio univoca
La serie A2 è una categoria molto complessa anche da giudicare. In primis perché l’andamento sinusoidale, il rendimento dei singoli e delle squadre è figlio di una instabilità strutturale, qualitativa. In seconda battuta perché c’è equilibrio, perlomeno nel “girone rosso”, in cui le vittorie non sono quasi mai limpide o avvengono perché l’avversaria mostra una faccia diametralmente opposta alla settimana precedente. La sola Fortitudo Bologna (e Trapani nell’altro girone) sta mostrando una certa coerenza, pur considerando che una volta la vince di tabella e un’altra per casualità fortuite. La stessa Trieste viaggia ai ritmi dalmassoniani (quelli della promozione in A) ma la percezione è di un meccanismo non ancora stabile. Peraltro 18 partite (17 per Trieste e Chiusi ndr.) possono fare giurisprudenza ormai, quella insostenibile leggerezza dell’essere che governa due contendenti fra due canestri, senza certezze preventive. Dobbiamo, il sottoscritto per primo, capire che non esiste la partita “pulita” in serie A2, non esiste un giudizio univoco rapportabile ai quaranta minuti vissuti, ma situazioni che possono fare la differenza. Non facile…
E che derby sia
Trieste ha un problema: Udine non farà due partite negative, non potrà essere “brutta” come quella vista al PalaDozza contro la Fortitudo. Udine ha un problema: Trieste è tornata a correre, ha ritrovato alcuni giocatori fondamentali (Filloy su tutti), ha spostato il peso della responsabilità di venerdì sulle spalle di Delia e soci. Sarà un gran derby a livello di contenuti, sarà probabilmente una partita simile a quella di andata, brutta ma intensa, sarà una sfida fra compagini a trazione perimetrale, sfida per personalità forti. Un grande ambiente, un grande derby, punti pesanti…ingredienti per una serata di basket da gustare minuto per minuto.
Raffaele Baldini
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