Fonte: Il Piccolo a cura di Raffaele Baldini

Qualche settimana fa il match con Chiusi sarebbe stato ascritto a due punti facili da mettere in cascina. Era improvvido allora sputare sentenza, oggi lo è più che mai con Trieste senza Ruzzier e Reyes e con un’involuzione nel gioco piuttosto evidente.

Reazione o baratro

La partita contro Chiusi è la classica cartina tornasole di un momento: o reagisci e dai un calcio alla sfortuna, o crolli e sprofondi nel baratro. Non c’è una via di mezzo, vi è la necessità di credere fortemente che la stagione triestina non debba essere già agli archivi, bensì possa rianimarsi di fronte ad una buona prestazione. Si ribadisce il concetto già evidenziato contro Cividale: serve trovare linfa nuova, serve far capire che in estate la società non ha sbagliato a confermare Bossi, Campogrande e a portare un uomo d’esperienza come Ferrero.

La difesa della San Giobbe

Nell’ultima sfida di campionato la Unieuro Forlì ha potuto “assaggiare” la qualità difensiva degli uomini di coach Bassi, una difesa “a uomo” molto aggressiva e attenta sugli “aiuti”, due buoni lunghi, Possamai-Bozzetto, con “apertura alare” ampia in grado di infastidire le conclusioni in area pitturata; non solo, calcolando l’assenza di Michele Ruzzier, facile che i toscani sfruttino la zona “2-3”, cercando quindi di mandare in corto circuito l’attacco giuliano.

Difesa dell’area

Già detto di come i lunghi toscani siano veri lunghi, quello che deve convincere Trieste a non esasperare la pressione sugli esterni è il 25% dall’arco dei tre punti. In sostanza, eccetto Jonats (38%) e a sprazzi Stefanini e Dellosto, la batteria di tiratori della San Giobbe… non c’è. Oddio, la legge dei grandi numeri…

Occhio agli alabardati

Occhi puntati sui triestini Nicolò Dellosto e Matteo Visintin, due promesse (non mantenute fino in fondo) del basket. Il secondo soprattutto, bloccato anche da una politica sportiva che nulla a che vedere con la crescita dei giovani, sembrava in rampa di lancio verso lidi ben più importanti. Il piacere di vederli rimane, anche perché c’è ancora un po’ di tempo per dare una spallata decisiva alla carriera, con tutto il nostro augurio.

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