Quando il mare è inquinato…

Cosa si porta appresso una stagione negativa? Tante cose, una però più eclatante delle altre, la spaccatura fra la curva e il resto del pubblico. E’ una divergenza filosofica: la curva estremizza concetti che invece nello spettatore medio si modellano secondo l’andamento sportivo. E’ quindi una spaccatura inevitabile, su cui sollevare dibattiti diventa un esercizio inutile, un modo per esacerbare i rapporti più di quelli che sono. Posto che chi insulta passa inevitabilmente dalla parte del torto, c’è una matrice passionale che non può essere disconosciuta; molti di quei ragazzi fanno chilometri, facendo rinunce e spendendo soldi, per seguire la squadra, molti di quei ragazzi sacrifica del tempo settimanale per dedicarlo alla squadra del cuore. L’insulto, ribadisco, non ha diritto di cittadinanza, ma è la più istintiva (e forse più sincera) esternazione a difesa di qualcosa di molto caro. E’ sinistramente coerente quello che si è vissuto sotto le volte del Palatrieste, due anime distinte che vivono lo sport in maniera differente, che giudicano in maniera differente. Una musica stonata? Sicuramente, ma lo spartito è stato scritto molto male, per cui era inevitabile tutto ciò. A Trieste è possibile vedere anche questo: una curva che attacca duramente il GM Arcieri e coach Christian e il resto del palazzo che non difende i due citati, bensì difende il diritto ad essere rispettati. Chi può ricucire questo strappo? Solo e unicamente la squadra, quella “fidanzata” così scontrosa ma anche così affascinante da dividere una folla di spasimanti. Un consiglio per chi ha “solo” 40 e passa anni di basket alle spalle: nessuna delle due parti pretenda di portare a sé l’opposta fazione, ci sia un rispetto dei punti di vista, altrimenti la “fogna social” (cit.) continuerà a scaricare in un mare già inquinato.

I presupposti di quello che doveva essere

L’inizio di partita contro Treviglio è un po’ quello che doveva essere…e che non è stato. Un playmaker di categoria superiore come Michele Ruzzier a dettare i tempi, rapidi, di ingresso ai giochi, senza pensare troppo ma facendo muovere gambe e braccia; compagni in movimento con ricezioni puntuali e spaziature giuste e comunicazione corale per trovare un comodo tiratore come chilometri di spazio. L’abbiamo detto in tanti modi, non è il tiro da tre punti il male assoluto, ma è come prendi i tiri. Non è un caso che con questo ritmo i giocatori abbiamo espresso una versione balistica credibile. E’ assolutamente vero che ci sono giocatori troppo compassati nel roster per garantire 40 minuti con queste modalità, ma è possibile perlomeno indirizzare la partita come è stato fatto con Treviglio, avendo l’accortezza e l’esperienza di gestire il vantaggio.

Il triestino è anche quello che tributa quell’applauso a A.J. Pacher

Non passi inosservato il fragoroso applauso riservato dal pubblico del PalaTrieste a A.J. Pacher. L’ex di turno non lasciò un segno indelebile nella prima parte di stagione con coach Legovich, non fece innamorare i tifosi né confezionò prestazioni da ricordare. Eppure, fu uomo e professionista riconosciuto da tutti, esempio dentro e fuori dal campo, un signore nell’andare via. L’appassionato di basket triestino è anche questo, ricorda chi si è comportato professionalmente.

C’è chi sta male, ma chi anche peggio

La prima sensazione del post-partita? Treviglio è la brutta copia di Trieste. Encefalogramma piatto del gruppo, linguaggio del corpo inequivocabile, gioco frastagliato da solisti. Non è una questione di assenze, e i lombardi ne avevano e di pesanti anche, quanto di spirito. E’ evidente che l’arrivo di coach Valli non ha cambiato di una virgola l’arido terreno su cui ha lavorato in precedenza coach Finelli. Esistono quindi realtà non dissimili a quella di Trieste, con tanti soldi spesi e un ricavato insufficiente. Mal comune… doppia tristezza!

Non è mai troppo tardi!

Ma quanto è bello vedere il palazzo pieno di bambini e ragazzi? Ma quanto senso di appartenenza nel vedere occhi affamati che coltivano la passione di domani? In questo senso la società ha capito che bisogna andare incontro, non aspettare. C’è tantissimo da limare, c’è ancor più da chiarire questioni che devono essere garantiste per un manipolo di generosi abbonati della prima che non merita di essere “calpestato” da promozioni continue, con gli stessi vantaggi “visivi”. Insomma, è evidente che si sta andando a rincorrere un assetto ideale, e per arrivare all’allineamento si deve passare per “fastidi” plurimi. L’importante è aver chiaro tanti aspetti per partire con il piede giusto nella prossima stagione.

Raffaele Baldini

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