
Fonte: Il Piccolo a cura di Raffaele Baldini
Cominciano le semifinali playoff, Forlì e Trieste di fronte con rinnovate ambizioni e velleità, con la squadra allenata da coach Christian sempre nell’obbligo di vincere almeno una partita in trasferta.
Impatto
Se è pur vero che Vigevano per la Unieuro Forlì ha rappresentato un “allenamento performante”, è anche vero che l’asticella con la Pallacanestro Trieste, si alza considerevolmente. Potrebbe essere proprio questa una variabile, una prima sfida con la responsabilità di mantenere il “fattore campo” trovandosi di fronte una compagine rigenerata e nettamente più convinta dell’ultima uscita stagionale. Sarà interessante vedere nei primi 5 minuti di partita come verrà indirizzato il match.
Difesa sui lunghi
Con l’assenza di Kadeem Allen la squadra allenata da coach Martino ha certamente perso di qualità, ma ha guadagnato equilibrio offensivo. L’americano era un indubbio accentratore, per certi versi anche prevedibile, così invece Cinciarini e soci distribuiscono le responsabilità, togliendo punti di riferimento all’avversaria. Certamente una chiave è come Trieste difenderà sui lunghi, spesso serviti ad inizio azione, dotati di mani e visione di gioco per garantire poi giocate in “uno contro uno” o scarichi per gli esterni. Quindi occhio a Xavier Johnson, “Dada” Pascolo e Daniele Magro.
Fattore “C”
Non parliamo del fattore… fortuna, ma di Daniele Cinciarini. Giocatore ideale per questi climi, sia per qualità che per freddezza, ma anche e soprattutto per la capacità di provocare senza pagare dazio. La sua “mission” sarà quella di far deragliare o Eli Brooks o Michele Ruzzier, elementi fondamentali per i giuliani. Importante sul fronte triestino sarà quello di non cadere nei tranelli dell’esterno forlivese, ovviamente e sperabilmente “coadiuvati” da una terna arbitrale con occhi attenti.
Justin Reyes
Non c’è nel roster della Unieuro Forlì un giocatore che possa marcare Justin Reyes “faccia a canestro”. Troppo veloce per i lunghi, troppo fisico e scaltro per gli esterni. Serve il portoricano in buono stato di forma ma soprattutto coinvolto nella maniera giusta, creando quindi spazi per l’ “uno contro uno” senza intasamenti.
Lascia un commento