
Fonte: Il Piccolo a cura di Raffaele Baldini
Ottanta minuti, due partite, una in casa e una fuori per garantirsi la vetrina delle Final8 a Torino. La Pallacanestro Trieste guarda con distacco lo scollinamento d’anno perché c’è da lavorare in palestra in vista della trasferta di Scafati; le scorie post Venezia sono metabolizzate ma restano un monito in vista della sfida di questo pomeriggio al PalaMangano, da sempre indigesto ai colori biancorossi. I campani stanno vivendo un anno travagliato, iniziato con l’esonero di coach Marcelo Nicola (per il subentrante Damiano Pilot), finito per movimenti di mercato continui per raddrizzare il roster (ultimo non ultimo quello di Sacar Anim, ex Reggio Emilia). Vivono dell’ispirazione del campo di casa (3 vinte e 3 perse il ruolino di marcia), ma soprattutto dalla ispirazione balistica di marcatori di razza come Rob Gray (21.4 punti di media), Elijah Stewart (15.8) e Kruize Pinkins (13.3); gli ultimi due ad andamento ondivago, ma quando sono in serata, possono fare male. Nel talento dei sopra citati, risiedono due statistiche importanti: il 2° posto in serie A per falli subiti (22.8), rispetto all’11° di Trieste (20.4) e un rimarchevole 4° posto per palle perse (11.7), frutto anche di tanti solismi e di minor ricerca del gioco corale. Nella trasferta fortunata in terra bolognese, il reparto lunghi ha fatto enorme fatica contro Ante Zizic (esattamente come Trieste), dove solo il lungo neo-arrivato Nikola Jovanovic può garantire tonnellaggio, seppure con gambe lente. La Givova Scafati, come tutte le contendenti della massima serie, ha un impianto di squadra non trascurabile, visto che parte da una regia di affidabilità ed esperienza, quella governata da Andrea Cinciarini e Alessandro Zanelli, ex Treviso. La squadra di coach Jamion Christian dovrà avere la massima concentrazione per tutti i quaranta minuti, al PalaMangano i gialli del patron Longobardi non solo creano fiammate importanti, prova ne siano i 94.5 punti segnati e discapito dei “miseri” 78.6 in trasferta, ma sono anche discretamente orgogliosi, duri a morire anche quando i break subiti diventano pesanti. Se l’attacco può dire la sua, diversa è la questione difensiva: 15° posto in serie A con 93.1 punti concessi agli avversari sono un motivo abbastanza intrigante per uomini di qualità e classe come Ross, Valentine, Brown, Uthoff. La realtà che il primo fattore in assoluto che può fare la differenza è avere la testa salda su quello che si deve fare, applicazione e meno fronzoli, concretezza per raggiungere un obiettivo prefissato.
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