C’era una volta un uomo che aveva scambiato la Bora per il Ponentino ed il nostro golfo per il Tevere. Diceva di avere sangue istriano, ma forse era solo un miraggio disegnato sulla sabbia di una clessidra rovesciata.
Noi festeggiamo 50 anni di storia onorando il suo slogan “be part of it” con migliaia di abbonamenti firmati con l’inchiostro dell’anima e lui sognava di impacchettare canestro, gradoni e l’odore del mare e spedirli all’ombra del Colosseo.
Una squadra che vince a Trieste, vola tra le prime sedici d’Europa e che si sveglierà a Roma, con altro nome ed un altro cielo.
È vero che la società è sua, è vero che è libero di fare ciò che crede, è vero che si può comperare l’orchestra, lo spartito e persino il teatro, ma non si può obbligare la musica a suonare dove non c’è nessuno pronto a ballare. Oggi a Trieste il vento soffia strano, noi tifosi rimaniamo fermi, in attesa, con le mani protese verso un rimbalzo che forse non arriverà mai, attoniti testimoni di un amore tradito da un algoritmo di marketing.
Franco

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