Fonte: City Sport a cura di Raffaele Baldini
Il “new deal” della Pallacanestro Trieste è un continuo sali-scendi sulle montagne russe non richiesto, con il forte rischio di creare nausea. Dal comunicato congiunto fra il Comune di Trieste e la società biancorossa del 21 luglio, nulla si è mosso, tanto silenzio e nessuna reale proposta di concessione pervenuta dalle istituzioni. Il silenzio è stato rotto un paio di giorni fa, allorchè una persona terza della società, è stata contattata dall’assessore Elisa Lodi per richieste in merito alla solidità patrimoniale della Pallacanestro Trieste. Motivo? La possibilità di attingere a dei fondi per la gestione degli impianti sportivi, utili a sgravare Comune e società sportiva di costi eccessivi annui; il problema, come spesso capita in Italia, che la burocrazia ha tempi che non collimano con l’iter procedurale sportivo, stringente e legato alla formulazione del calendario di LBA, con l’obbligo di indicare una “casa” per la partite interne della squadra. Questa involontaria “impasse” stava portando alla drastica decisione di optare definitivamente per il PalaBigot di Gorizia, grazie alla paziente intercessione con l’amministrazione isontina. Quando ormai Michael Arcieri e l’entourage erano decisi ad esporre pubblicamente le ragioni della scelta finale, entra in gioco la Regione. Con un lavoro diplomatico rapido ed efficace, il “terzo incomodo”, che, in questo caso, diventa l’ancora di salvezza della questione, si pongono le basi per far rientrare il problema, cioè restituendo l’impianto di Via Flavia alla Pallacanestro Trieste. Non c’è ancora nulla di scritto, c’è però una parola data che ha un peso, tanto da convincere la società a indicare a FIP e Lega il PalaRubini quale sede delle partite interne della squadra di basket. In questo modo tutto tornerebbe ad una auspicabile normalità, quella che potrebbe varare a breve la compagna abbonamenti, mai tanto attesa in città, quella che darebbe almeno per un po’ la parvenza di serenità da gennaio a questa parte. Attendiamo l’ufficialità, cavalcando l’ottimismo.

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