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Analisi (impietosa) post derby

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Derby non vuol dire vivere solo una settimana sotto i riflettori e il tam tam mediatico dei tifosi, non vuol dire solo avere un ambiente caldo con tifoserie al loro meglio, non vuol dire solo supremazia regionale…giocare una partita del genere vuol dire tirar fuori quello che neanche un giocatore si immagina di avere. Non c’è spazio per la superficialità, nemmeno per lo spettacolo, solo concretezza di spiriti impavidi su 28 metri di parquet. Udine ha dato una lezione di interpretazione a Cividale, dimostrando agli avversari come si gioca con intensità giusta, con quella cattiveria sportiva che azzera puerili valori sulla carta. Non è un caso che due ex hanno fatto malissimo a Trieste: Abdel Fall ha annullato Da Ros, difendendo su tutti e chiudendo su tutti, prendendo 11 virtuosi rimbalzi. Daniele Mastrangelo ha abbattuto la sua squadra adottiva a suon di triple. Se ai due in canotta bianconera ci aggiungiamo lo spirito di Michele Ferrari, capite perché il derby è affare da “operai”. Sembrerà infatti una bestemmia quello che sto per dire: per una volata salvezza, io fossi la società friulana penserei a trattenere Veideman rispetto a Ray, c’è tanto più animo gladiatorio nel bianco neo-arrivato. Una volta tanto il luogo comune per eccellenza nella dialettica del campanile trova il giusto parallelismo sportivo: il triestino è rimasto sulla sdraio a godersi il sole e il mare di Barcola mentre il friulano costruiva palazzi.

Cotti

Acciacchi, infortuni e quel maledetto scotto da pagare della Coppa Italia. L’Alma post Bologna è una macchina in riserva, arranca senza salvagente tattico. Trieste è costruita con un certo criterio, gioca una pallacanestro di sistema che abbisogna di un fondamentale aspetto: la freschezza atletica. Senza la benzina i ragazzi di Dalmasson sono un gruppo sfilacciato, tendente a risolvere con poco talento la partita in soluzioni estemporanee. Se ci aggiungiamo poi che la regia è tutta sulle spalle di Stefano Bossi, il vuoto spinto nel caso di sua uscita dal match, crea caos improduttivo. Il punto ora è uno solo: perdere qualche posizione in classifica per rigenerarsi o lottare fino all’ultimo per entrare nelle prime quattro e scommettere sulla post-season?

Lino Lardo e la chiave: asfissiare gli esterni

L’avevamo chiamato il coach della GSA Lino Lardo nel prepartita. La vittoria dei friulani passava per forza dalle sapienti direttive tattiche del proprio allenatore, e questa volta non ha sbagliato un colpo. Di facile lettura ma non di scontata esecuzione la pressione sul regista o i registi dell’Alma; Bossi e soci sono andati in iperventilazione, ritardando tutti i giochi offensivi della squadra e affidando a Da Ros la regia della squadra. La girandola di playmaker attuata non ha portato a nessun risultato, l’aggressiva difesa in anticipo sui giocatori senza palla ha rotto quel passing-game inebriante dei triestini. E’ bastato reggere l’urto di quel 0-7 iniziale per mettere in pratica il piano gara prefissato.

Bravo Massimiliano Ferraro!

Uno che può tornare a casa con la coscienza a posto? Massimiliano Ferraro. Ancora una volta il giovane giocatore dell’Alma ha dimostrato di essere maturo per stare in questo contesto. Chiamato da coach Dalmasson a dar una lezione a Javonte Green, l’ala è entrata subito nel clima piazzando due triple e una palla recuperata che hanno dato l’unico pallido segnale di ripresa sul -8. I suoi minuti, quelli di Gobbato e Simioni sono l’eredità più sana di un pomeriggio da tregenda.

Complottisti da bar, nun ce provate…

La tesi accusatoria verterebbe sulla questione: computo dei falli vicini alla parità con la GSA Udine ad aver menato come fabbri e Trieste assente difensivamente. Come può essere? Semplice, perché la legge del basket non scritta decreta avvantaggiata la squadra che mette più le mani addosso, in maniera omogenea, prima dell’avversaria. ED E’ GIUSTO COSI’! Eticamente se c’era una squadra da “premiare” sui 28 metri questa era la GSA, senza ombra di dubbio. Per cui, per gli amanti del complotto, consiglio di rivolgersi altrove, perché non c’è nulla da recriminare.

Raffaele Baldini (www.cinquealto.com)

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Pubblicato il marzo 20, 2017, in BASKET TRIESTINO, HighFive, News con tag , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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