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Splendida Virtus, il capolavoro Alma, lo sfogo di Mauro e i disordini…

ANG_8924La Virtus onora l’Alma Arena

Se c’era una squadra sulle 32 dello stivale militanti nella seconda serie nazionale che meritava di violare l’Alma Arena (la vittoria alla prima di Treviso la trovo un’occasione fortituita in un contesto in cui Trieste si stava strutturando) è la Virtus Bologna. Compagine quella di coach Ramagli costruita con giocatori di smisurata personalità, capaci in 120 minuti di non farsi distrarre neanche un secondo, neanche sotto la pressione di 7000 invasati. Hanno giocato a PALLACANESTRO, hanno dominato la finale con padronanza del mezzo, esprimendo una coralità degna di questo nome ma ancor più delle individualità di categoria superiore: Michael Umeh è stato inarrestabile in penetrazione e da oltre l’arco, Kenny Lawson un capolavoro di pulizia tecnica, Marco Spissu un sardo dalle palle d’acciaio (si, proprio quelle che ha mimato improvvidamente alla curva triestina). Sarebbe però svilente citare i tre senza le tante piccole cose che il gruppo ha portato in cascina determinando la superiorità: la difesa di Ndoja su Da Ros, la scaltrezza di Bruttini, la fisicità di Rosselli. L’applauso dell’Alma Arena è il più virtuoso tributo alle “Vù-nere” e al loro timoniere Alessandro Ramagli, tecnico che non ha dato nulla di scontato nella post-season, uomo in missione che non ha sbagliato un colpo. Complimenti Virtus!

Il capolavoro non viene sfregiato fa una serie finale

Una tela a tinte biancorosse, un capolavoro esposto alla galleria virtuale della pallacanestro triestina nella stanza più nobile, a fianco di quelli nero-verdi dell’Hurlingham, nero-arancio o bianco-rossi Stefanel. Si, Dalmasson e i suoi ragazzi hanno il posto che meritano, pennellate stagionali che pian pianino hanno disegnato un’emozione, sfumate con l’ispirazione di una città che ha trasmesso passione. E’ stato un gruppo eccezionale,  fatto di uomini prima che di giocatori, persone di diversa estrazione cestistica che hanno esaltato l’etica professionale. Non c’è sconfitta quindi in chi sa di aver dato tutto; i volti affannati e distrutti dalla fatica, nel tentativo di regalare l’ultima gioia ai propri tifosi, resteranno nella memoria collettiva di tutto il popolo biancorosso. Le lacrime di Jordan Parks, per come vedo io la pallacanestro, valgono una conferma “in bianco” per la prossima stagione. Coach Eugenio Dalmasson dice che non è mancato nulla per vincere, ed è giusto che lo dica, ma la realtà è quella detta poi in seconda battuta: a Trieste son mancati giocatori abituati a questo livello, i famosi “figli di buona donna” che sanno come si fa, perché con le “educande” non si son mai vinti i campionati. Ora in proiezione ci sarà da fare questo tipo di ragionamento, a costo di svilire un po’ il sentimentalismo, per puntare in alto.

Gianluca Mauro durissimo in sala stampa, solo un sfogo “di pancia”?

L’amministratore delegato dell’Alma Trieste Gianluca Mauro non è certo un diplomatico anglosassone e non ha mai neanche rivendicato questo ruolo. In sala stampa ha un “colpo preterintenzionale” da spedire ai vertici della pallacanestro: “con queste regole assurde (1 promozione su 32 squadre ndr.) qualsiasi imprenditore preferisce la via della compravendita dei diritti. Di questo passo, anche chi come Alma che investe 1 milione e 7-8cento mila per una stagione sportiva, potrebbe da qui a due-tre anni stufarsi.” Un messaggio che, letto così, mette paura. Se il moto è dettato da uno slancio “di pancia”, allora la bomba tirata fa bene a scuotere un ambiente passivo al sacro diritto della competizione; se Trieste, con i 7000 spettatori presenti per buona parte dei play-off decide di alzare la voce nella stanza dei bottoni, non possono che essere le doverose pretese di chi investe non pochi danari. Se invece l’esternazione ha radici ponderate, il messaggio arriva lievemente più “sinistro”: parlare di possibili “stanchezze” aziendali o minacce di uscire da questo mondo preoccupano tutti gli appassionati, entrati nuovamente in un mondo incantato ma che ben ricordano cosa sia l’oblìo. Siamo convinti che il contenuto era tarato per dare una sferzata ai vertici, in un momento in cui la cassa di risonanza è notevole; poi, aver conquistato a fatica l’affetto e la stima di una città non ha la fragilità di un innamoramento estivo…

Troppe situazioni al limite, gestione dell’ordine pubblico fallace

Premetto che ho il massimo rispetto per le forze dell’ordine e per l’ingrato compito a cui sono sottoposte ad ogni evento sportivo; pleonastico dire che in una partita di basket l’ultimo aspetto di cui parlare dovrebbe essere quello di garantire l’incolumità degli spettatori. Resta il fatto che nelle due serie più “calde”, quelle con le due bolognesi protagoniste, qualcosa è andato storto e per fortuna non è sfociato nell’irreparabile. In gara 5, contro la Fortitudo, una ventina di esponenti del tifo organizzato della “Fossa”, eludono bellamente il cordone di sicurezza, hanno raggiunto armati di cinghie e da cattive intenzioni, i sottopassaggi antistanti l’ingresso al palasport, mentre gente comune usciva dalla tribuna Gold. Qualche ferito non grave ma una situazione che poteva degenerare. Gara 3 contro la Virtus Bologna, una cinquantina di tifosi virtussini hanno raggiunto con una naturalezza da salotto di casa l’ingresso agli spogliatoi per festeggiare i propri beniamini, a immediato contatto della Curva Nord di Trieste. Risultato? Chi è fuori dal proprio settore riceve protezione, i triestini vengono con maniere spicce invitati ad andarsene. Non faccio una questione di territorialità ma di ORDINE; in trasferta esiste un settore preposto da cui non è possibile uscire, se non su ordine specifico. Aver messo a repentaglio la salute di tanti, troppi appassionati è una evidente riprova di un sistema che non ha funzionato, se poi non ci sono stati feriti gravi…una fortuna.

 

Raffaele Baldini (www.cinquealto.com)

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Pubblicato il giugno 20, 2017, in BASKET TRIESTINO, HighFive, News con tag , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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