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Sopra le nubi c’è l’azzurro, provaci Italia!

paradisoFonte: basketnet.it

I dodici giocatori sono stati scelti, la fase di preparazione è terminata, l’aria che si respira fra gli appassionati di pallacanestro in proiezione europea è simile a quella dell’Ilva di Taranto o della Ferriera di Trieste. Una nube tossica carica di interrogativi, in grado di contaminare l’aura onnipotente di coach Ettore Messina, di affievolire la benevolentia verso Danilo Gallinari, di deprezzare il valore di top player europei come Datome e Melli.

Certo, le indecisioni dell’allenatore con il reintegro di Cusin e la dipartita di Cervi, le tante (troppe) sconfitte patite in fase di preparazione (perdere aiuta a perdere) e l’idea che Belinelli possa essere il salvatore della patria non agevola la formulazione di un pensiero positivo. Dobbiamo però partire dall’assunto che il movimento del nostro basket è malato, che cerchiamo una convalescenza quando in realtà siamo in stato comatoso e che si è scelto il medico migliore (Ettore Messina ndr.) per rianimare il paziente. Attenzione, in questo Europeo dovremo fare lo sforzo di non guardare la creatura azzurra ad occhio nudo bensì entrando nella catena cromosomica: vedere se ci sono le fondamenta per risollevarci a prescindere dai risultati, vedere se l’ “anima nazionale” pulsa ancora, altrimenti il successore Meo Sacchetti sarà solo un “animatore turistico” in un ritrovo di depressi cronici.

Esordiamo con Israele e siamo costretti a vivere alla giornata. La nostra struttura la costruiamo come uno stato di avanzamento dei lavori, mattone dopo mattone, partita dopo partita. C’è un vantaggio ed uno svantaggio nell’entrare in questo ordine di idee: il lato positivo è che il pregresso non conta, che il domani regala un’ulteriore speranza di redenzione. Il lato negativo è che nel mare in burrasca non c’è scialuppa di salvataggio (vedi certezze tecnico/tattiche), nemmeno un salvagente su cui aggrapparsi.

Nel calcio si direbbe “giochiamo da provinciale”, decliniamo allora un luogo comune per trovare una via maestra a prescindere dalle vittorie o le sconfitte: sbattersi dando tutto. Assicuro che nello sport se c’è un aspetto che arriva alla sensibilità di qualsiasi spettatore è quello del sacrificio; vedere un campione NBA o un campione d’Europa gettarsi su ogni pallone, aggredire il ferro con convinzione e difendere alla morte basta ed avanza per spazzare la nube tossica di cui sopra. Siamo partiti con un’etichetta a questa generazione di giocatori di basket, potremmo chiuderla dandole un’anima, un’eredità decisiva per chi verrà in seguito.

In ultima analisi…non alitiamo odio alle spalle degli azzurri, alimentiamo una volontà comune di uscire dall’oblìo partendo da sfavoriti. FORZA AZZURRI!

Il Direttore Raffaele Baldini

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Pubblicato il agosto 28, 2017, in BASKET NAZIONALE E INTERNAZ., HighFive, News con tag , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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