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Sergio Dalla Costa, molto più che un addetto ai lavori

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coach Dalmasson e Sergio Dalla Costa

Fonte: Il Piccolo a cura di Raffaele Baldini

Un uomo che rappresenta il passato, il presente e il futuro della Pallacanestro Trieste: Sergio Dalla Costa è molto più di un Team Manager, è l’anima triestina di una passione cittadina.

Sergio Dalla Costa, per lei Pallacanestro Trieste cosa vuol dire?

“In una parola? Famiglia. Più invecchio e più il mio ruolo sembra vivere in simbiosi con l’ambiente, mi avvicino alla gioventù e ne sono complice, pur nel rispetto del ruoli, partecipo andando anche oltre le mie mansioni, spendo qualche parola in più per ogni componente della mia “creatura”. Si, qualche volta mi è scappata una parola di troppo, ma tutto per amore della Pallacanestro Trieste. Dopo aver smesso di giocare a basket pensavo che il mio futuro sarebbe stato nei panni dell’allenatore, oggi più che mai invece sono convinto di aver fatto la scelta giusta.”

Ne ha passate di “ere geologiche sportive”…come è evoluta la pallacanestro a Trieste, sia in campo che fuori dal campo?

“Agli esordi miei da addetto ai lavori c’era un clima più ruspante, avevamo una forma di tolleranza reciproca maggiore rispetto all’isterico mondo professionistico di oggi. Il Dio danaro ha spesso generato subliminali criticità, dalle piccole invidie a scontri verbali. Ma forse è una visione di un uomo che è invecchiato…”

Il ruolo di Team Manager esattamente in cosa consiste?

“Per farvi un’idea basta dire che il mio ruolo copre 365 giorni l’anno con grado di reperibilità totale. Spazia dalla ricerca degli appartamenti per i giocatori (e le loro mogli!!) sino a risolvere le piccole riparazioni domestiche, dalla pianificazioni delle trasferte (viaggi, alberghi, ecc.) all’allenamento fuori programma. Sino all’anno scorso ero anche il preposto per gestire l’abbigliamento, ora in mano ad Andrea Pecile. E’ un ruolo di mediazione all’interno della squadra, fra allenatore e giocatori, in un sottile equilibrio che non deve mai spezzarsi per libertà prese e non concesse.”

Sveliamo qualche altarino: un aneddoto che ricordi con piacere riferito ad un allenatore e ad un giocatore..

“L’episodio tragi-comico che riguarda un allenatore è riferito al periodo di Massimo Bernardi. In una partita di campionato, adirato con gli arbitri e impossibilitato a prendersi un ulteriore tecnico, si gira verso il sottoscritto e implora: “Sergio, prendi un tecnico tu!”; per chi mi conosce è facile immaginare come la richiesta si conclude con un nulla di fatto. Il giocatore-aneddoto per eccellenza è Dane Diliegro. Due episodi su tutti: autogrill e pausa pranzo per trasferta, tutta la squadra e lo staff lo cerca e non lo trova; ad un certo punto scorgiamo la sua figura intenta a condividere serenamente con un gruppo di camionisti turchi il cibo cucinato, in mezzo ai Tir. Sempre in ambito culinario, storico il “furto” del pompelmone (frutto siculo simile al pompelmo, ma più grande) in un giardino di una villetta a Capo d’Orlando; la curiosità era tale che il trofeo venne fatto a fette e messo nello zaino.”

Come vorresti terminare la tua esperienza in Pallacanestro Trieste?

“Il sogno è quello di tanti, essere promossi in serie A1 e magari vivere l’ultima stagione quale accompagnatore della squadra.”

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Pubblicato il ottobre 14, 2017, in BASKET TRIESTINO, HighFive, News con tag , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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