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Non vi ho capito…

37-Foto-di-Sara-Corsini-jpg-276-214-504-31-256-469-im488Premetto che sono un soggetto normo-dotato per quello che concerne l’intelligenza, fatico più di altri a capire alcune logiche riferite alla pallacanestro, prima fra tutte la sala stampa. Perché? Semplicemente perché raccoglie soggetti al culmine dello stress (allenatore e giocatori) e giornalisti al culmine del sadismo (soprattutto dopo una sconfitta).

Non ho capito Eugenio Dalmasson che sbotta, incalzato da un collega che educatamente pone l’accento su qualche “cono d’ombra” della squadra in relazione al derby perso ma soprattutto ad un perdurante periodo di prestazioni sotto tono. “Siamo primi da ottobre e ancora adesso lo siamo…”, non è uno slogan da “liberi tutti” da usare ad ogni sconfitta, sarebbe più utile evidenziare quali sono le logiche tecnico tattiche che non permettono alla squadra di esprimersi come nel girone di andata. Un allenatore che ha in mano la squadra non è colui che depista bensì è colui che ha ben chiari i problemi da risolvere.

Non ho capito l’ecumenico Daniele Cavaliero che rimarca: “adoro questa squadra, non cambierei i compagni per nessuna cosa al mondo”. Nessuno mette in dubbio la salute e la compattezza del gruppo, da sempre è stato il valore aggiunto della Pallacanestro Trieste. Il problema è che bisogna parlare di basket giocato, di attributi e di produzione corale cestistica; società e pubblico vogliono veder raggiunto l’obiettivo, con o senza educande…

Non ho capito capitan Coronica che si appella ai tifosi chiedendo supporto e ingerenza nei momenti difficili, rispetto al comodo incitamento quando le cose vanno bene. Forse a Trieste siamo abituati bene: ci rendiamo conto che la domenica del derby all’Alma Arena c’erano 7000 persone bardate di rosso, una curva da Eurolega e che il tifo positivo non ha smesso di accompagnare i protagonisti nemmeno dopo il suono della sirena del secondo overtime? E diciamola tutta, se c’è qualche triestino in più critico nei confronti della squadra non è per pruriti allergici ma perché qualcosa di pallacanestro ne sa…

Non ho capito Javonte Green, ragazzo intelligente che si ostina a giocare da meno intelligente. Non bastano quasi due anni per capire come si gioca certe partite? Un derby giocato con le gambe “dritte” non è contemplato, le giocate decisive prediligendo lo spettacolo invece della concretezza (vedi schiacciate sbagliate) sono da biglietto sola andata per la Madonna di Rosa, guardare un pallone vagante come fosse un’entità astratta invece di “mangiarlo” è sanguinoso, tirare da tre punti invece di penetrare le stanche gambe avversarie è una pigrizia imperdonabile. Occhio Javonte, ai piani superiori cercano altro…

In ultima battuta, fuori dalla sala stampa, riguarda l’ordine pubblico: si organizzano tavole rotonde, zone “cuscinetto”, strategie illuminate per garantire la quieta convivenza all’interno di un impianto e poi all’ingresso dei tifosi ospiti non c’è un rappresentante delle forze dell’ordine ad evitare un contatto fisico fra la fazioni. Poi inutile arrivare in massa bardati di tutto punto quando la scazzottata ha consumato il triste spettacolo…

Comunque tranquilli, sono io che non capisco.

Foto: santuario della Madonna di Rosa (PN)

Raffaele Baldini (www.cinquealto.com)

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Pubblicato il aprile 16, 2018, in BASKET TRIESTINO, HighFive, News con tag , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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