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I giornalisti in “piccionaia”, liberi di sbagliare ma…rispetto!

osmiza ivan gabrovecPremessa: il ruolo del giornalista è quello di un privilegiato, non certo per questioni economiche ma per aver la possibilità di raccontare emozioni. Ci sta anche che il suddetto, per il fatto di stare “al di là della barricata” sia il “male necessario” con cui convivere (vedi società sportiva).

Chi ha “studiato” le postazioni dei giornalisti (rigorosamente quelli locali ndr.) all’Allianz Dome non capisce una beata mazza di pallacanestro. Il basket non è il calcio, se per il pallone l’ideale è porsi in una postazione alta per avere un quadro completo dello spettro di gioco, nella palla al cesto il miglior cono visivo per interpretare la partita è quello ad altezza uomo, al limite quello all’altezza del ferro. Stando vicino al campo si registrano i “trash-talking” (provocazioni) fra attori protagonisti, si leggono i labiali fra allenatore e giocatori, si scorgono le tante piccole cattiverie per conquistare terreno sul parquet. Dalla “piccionaia” tutto diventa più simile ad una partita a scacchi, un videogioco piatto in cui l’emozione popolare della folla rende tridimensionale un vissuto sportivo.

C’è da dire che la triestinità è stata connotata in maniera impeccabile: i tavoloni tipo “osmiza” in legno grezzo (con qualche chiodino per stimmate non richieste, o aumenta il senso del dramma sportivo?) e le panche ammantano l’atmosfera di carsolinità, i computer sviliscono quello che di norma è un buon tagliere di salumi con dell’aggressivo “teran”. Ci sarebbe da ridere se non fosse che si svolge un lavoro nobile su quei tavoli, ci sarebbe da avvisare i vigili del fuoco per un gradino d’ingresso alla tribunetta che per superarlo bisogna porsi in perfetto stile “Fosbury”, ci sarebbe da tacere sui riscontri dei responsabili della Lega in visita.

L’ironia degli spettatori nel vedere tanti “pappagalli sul trespolo” è la parte più divertente della vicenda, la rabbia giustificata dei colleghi un moto per denunciare la questione. Ho girato tantissimi palazzetti in Italia, in nessun posto c’è stata questa smaccata superficialità. La società sportiva da serie A è anche quella che cura ogni minimo particolare, da quelli macroscopici legati al business o alla parte sportiva, sino agli aspetti legati alla comunicazione. Quello che si registra alla prima è una lista dei giocatori con errato il nome di Lodovico Deangeli, scout arrivati alla spicciolata con hostess stremate da chilometri di strada (per raggiungere la “piccionaia”) e luci chiuse all’arena mentre alcuni giornalisti finivano il pezzo.

Son pronto a vedermi l’accredito revocato, non certo a spegnere la mia passione nel raccontare pallacanestro. Almassimo… la guardo in TV!

Raffaele Baldini

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Pubblicato il ottobre 7, 2018, in BASKET TRIESTINO, HighFive, News con tag . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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