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Aspettando Aperitivo…con “Toscia” Ritossa

46493788_10217659874550496_7779922649240567808_oFonte: Il Piccolo a cura di Raffaele Baldini

Presenza inedita ad “Aperitivo sotto Canestro”, una gloria locale dalle mani fatate, il “cecchino” Roberto Ritossa, cresciuto nella mitica Hurlingham Trieste per poi girovagare fra Udine, Brescia, Cremona, Sassari e Livorno. Come di consueto l’apertura è rivolta all’Alma Trieste, vittoriosa contro Trento all’Allianz Dome, caparbia nel reagire alla scoppola di Pesaro: “un’ottima partita, contro un’avversaria indebolita da partenze illustri come quelle di Sutton, Shields e Gutierrez ma pur sempre finalista scudetto in due edizioni. I ragazzi di Dalmasson sono stati bravi costruire di squadra la vittoria, nascondendo evidenti deficit strutturali con importanti assenze ed acciacchi. Fatemi dire però che una grossa mano la da l’ambiente, il palazzo sempre pieno di famiglie, e sottolineo questo aspetto, genera energie pazzesche.” L’andamento casa/trasferta crea una forbice difficile da spiegarsi tecnicamente: “semplicemente il gruppo nel campo di casa trova i punti di riferimento che fuori non ha, in attesa di consolidare una struttura di squadra. Si, perchè a roster completo, con il lavoro sinergico in palestra, è possibile costruire una credibile macchina in grado di vincere fuori casa.” C’è un Justin Knox in gran spolvero, ancora servito a corrente alternata dalla squadra, questione di sistema di gioco o di letture relative degli esterni? “Diciamo che se i principi partono dalla guida tecnica, poi sono i compagni a dover coinvolgere il centro. La duttile versione cestistica di Knox permette di avere pericolosità diffusa, anche portando fuori dall’area pitturata il diretto avversario.” Roberto Ritossa in trasmissione sfata il mito del bersaglio preferito di un grande come coach Dado Lombardi: “la gente ha sempre visto la rappresentazione nei quaranta minuti di partita, quando un allenatore sa perfettamente a chi può urlare di tutto e a chi no. Ovviamente al sottoscritto sedicenne era più facile inveire…la realtà è che durante la settimana invece c’era grande attenzione nei miei confronti, Lombardi mi motivava come nessuno, soprattutto nelle sessioni di tiro.” Pionierismo del basket, in cui la squadra era anche una famiglia: “certo che si, dal Franco Pozzecco moderatore agli aneddoti sulla Zastava spostata a braccia in via San Michele, passando per il “ventello” di Boston con punti di sutura freschi sul ginocchio.” Un altro grande allenatore ha forgiato “Toscia”, Arnaldo Taurisano, detto “Tau”: un gigante teorico della pallacanestro, non c’era aspetto tecnico/tattico che sfuggisse al coach. A differenza però di Lombardi, la letture delle partite era rivedibile, al punto di costare i due punti in palio.” In ultima battuta, perchè “Toscia”? “E’ un nomigliolo affibbiato da piccolo dal maestro Tullio Micol, ripreso dal finale del mio cognome.”

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Pubblicato il novembre 20, 2018, in BASKET TRIESTINO, HighFive, News con tag , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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