La Virtus Bologna e lo scudetto battendo i “luoghi comuni”

Fonte: Superbasket.it

Dite a tre serbi che la serie finale per lo scudetto 2020/21 sarà un probabile “cappotto” confezionato dalla ditta Armani per la Segafredo, ed ecco il risultato: Bologna Campione d’Italia con la banda…anzi no, con la moto (visto l’ormai celeberrimo passaggio in scooter). E’ lo scudetto della rivincita delle “cause perse”, cioè quei preconcetti che si sciolgono di fronte all’ineluttabile e severo responso del campo.

Milano stanca…dipende che stanchezza – E’ evidente che la truppa di Ettore Messina ha consumato prima le energie mentali e poi quelle fisiche nelle Final Four di Eurolega, presumendo di poter riavvolgere le tensioni nervose necessarie per battere Bologna. Parlare di stanchezza fisica con 17 uomini nel roster mi sembra ingeneroso, anche di fronte ad un’arringa difensiva convinta; piuttosto uno spegnimento dell’ardore agonistico che parte da un inevitabile premio di consolazione (nella testa dei milanesi) rispetto al titolo continentale.

Djordjevic non adeguato – La tesi dell’allenatore bravo ma non del tutto vincente in casa Segafredo, con conseguente esonero e reintegro (la vendetta è un piatto da consumarsi freddo), ha avuto l’ennesima porta in faccia dal giudice supremo del parquet. Strepitosa impostazione tattica, identità difensiva sublimata da Pajola e Markovic, personalità figlia della durezza mentale del timoniere. Forse è una forzatura dire che i “giocatori si sono compattati” dopo il reintegro del coach, ma si può dire con certezza che i giocatori hanno giocato anche per lui.

Impronta europea – Quando la ricca Milano si adeguava alle esigenze di un’Eurolega sempre più dai nomi alti e sonanti (a trazione americana), ecco che la Virtus “balcanizzata” con radici italiane ha maturato un linguaggio cestistico molto complementare, con gli americani educatamente a servizio.  

Presunzione – Ero stato il primo a tacciare la Segafredo di una sorta di presunzione durante la stagione regolare, palesata in certe sconfitte interne. Probabilmente c’è anche stata, ma la versione post-season invece è un concentrato di umiltà d’approccio abbinato alla personalità di chi sa di avere del potenziale nei propri mezzi. Se il talento offensivo si mette a servizio del lavoro di fatica… ecco che la nuova versione è da scudetto.

Quando lanciare i giovani vuol dire… credere in loro – In un mondo in cui tanti si auto-referenziano mostrando i gradi da allenatori che lanciano i giovani, c’è qualcuno che non intende proprio distinguere giovani o non giovani, italiani o non italiani. Per un serbo come Djordjevic Alessandro Pajola è una risorsa a prescindere dalla carta d’identità e la pallacanestro dell’esterno virtussino è la sintesi perfetta di quanto l’ allenatore crede nel tuo operato. C’è differenza fra credere nel lancio dei giovani e credere nella pallacanestro dei tuoi giocatori… giovani.

…così come ri-lanciare gli italiani – E poi ci sono gli squadroni che ripongono sullo scaffale uno stuolo di italiani, sfruttati a piene mani nella regular season, nel momento di giocare i playoff. Sasha Djordjevic invece in barba ai luoghi comuni contemporanei, ha rinvigorito uomini come Ricci, Abass e Alibegovic, ennesima dimostrazione di come un allenatore è capace di instillare quella durezza mentale che esula da minutaggi, gerarchie o background.

Sperperi… sensati – Cause perse e ossimori. La Segafredo Bologna da molti è stata tacciata di opulenza improvvida di fronte alle costose operazioni legate a Milos Teodosic e Marco Belinelli. Il risultato però da ragione al club, tornato sulla vetta d’Italia grazie alle poetiche gesta del playmaker e dall’ “ignorante” balistica del campione NBA. A Bologna c’è anche bisogno di emozione oltre che di vittorie, i due sopra citati hanno riacceso almeno una sponda felsinea, con o senza caffè…

Milos Teodosic perdente – Chissà perché ho sempre considerato le etichette un esercizio di (mancato) stile di superficiali appassionati di basket. Sarebbe più utile differenziare un giocatore che sa giocare a pallacanestro rispetto ad uno incapace. Milos Teodosic è poetica cestistica, immaginazione, senso del dramma e decisività. Soprattutto è tutto concentrato nelle letture del gioco, quanto mai cartina tornasole delle capacità di un cestista.

Raffaele Baldini

Pubblicato il giugno 14, 2021, in BASKET NAZIONALE E INTERNAZ., HighFive, News con tag , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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