Il fallimento… nei numeri

Prima c’erano le congetture, adesso ci sono gli inconfutabili numeri. 1500 abbonamenti e 2500 spettatori (neanche in serie B erano tali) alla prima di campionato hanno un solo sinonimo: FALLIMENTO. E non è un fallimento sportivo, sia chiaro.

Il binomio Trieste-pallacanestro non ha mai registrato punte così basse di disaffezione, segno di come il dar per scontato, la superficialità e le scuse presentano poi il conto salato. Ci si è trincerati dietro una sciocca scusa pandemica (la scusa è sciocca, non la pandemia ndr.), dietro al fatto che ci volesse del tempo per riavvicinare i tifosi, lo stesso tempo che sarebbe diventato galantuomo (secondo loro). Si è scherzato durante la campagna abbonamenti (peraltro di una staticità imbarazzante), con la presunzione che “perculando” qualche giornalista si poteva ottenere la benevolentia del popolo. La comunicazione è stata silenziata per tutta un’estate, spendendo il tempo residuo (rispetto a cosa?) per comunicare frammentarie e farraginose notizie; si è poi proseguito durante l’arco della preseason, con un video motivazionale confezionato a chiusura campagna abbonamenti e lasciando quell’amara sensazione di “compitino” da svolgere e nulla più.

In un mondo normale qualcuno andrebbe a casa, invece più passa il tempo, più il “team” consolida le radici e si protegge sotto le larghe spalle di Mario Ghiacci. Lo stesso Mario Ghiacci che comunque ha portato a casa due sponsor e che probabilmente agevolerà l’ingresso di un fondo americano con capienza economica. Il punto è che se da un lato il lodevole lavoro di pubbliche relazioni restituiscono uno dei massimi dirigenti italiani (assieme alla capacità di quadrare i bilanci), dall’altra spengono tutto un impianto fondamentale nell’era contemporanea sportiva. Parlo appunto della comunicazione, quella fatta bene, del marketing quando non è una risibile questione far soldi (non lo sarà mai nel basket) ma è un modo per coinvolgere, dell’aggiornamento professionale, ergo responsabili di mercato che facciano il loro mestiere 14 ore al giorno.

Ho visto cose negli ultimi due anni che voi umani non immaginereste, dal passaporto di Davis alla questione Alexander, arrivando ai nove in panchina di domenica contro Pesaro. E’ vero, è odiosissimo il “senno di poi”, perché cela una “mancata denuncia” degli organi di stampa. C’è però anche il legittimo dubbio che sia un caso, un ineluttabile margine di errore in chi lavora. Quando però diventa reiterata la cosa, allora c’è dolo, e il dolo è l’anticamera del fallimento.

Lo sport è un organismo mutevole, per questo motivo non è salubre gettarsi nello sconforto, bensì bisogna creare le condizioni per sollevarsi dalla melma ma soprattutto far capire che gli errori di oggi possono essere il successo di domani (se capiti). La stagione della Pallacanestro Trieste è appena iniziata, le difficoltà non sono mai state un deterrente per la tifoseria, così come la posizione di classifica. L’indifferenza si, quello è un deterrente per chi deve convincersi a spendere diversi euro in più del previsto.

Raffaele Baldini

Pubblicato il ottobre 4, 2022, in BASKET NAZIONALE E INTERNAZ., BASKET TRIESTINO, HighFive, News con tag , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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