
Avete presente la mattinata a scuola, mentre la professoressa spiega una appassionante lezione sui logaritmi, e tu hai nel pomeriggio la più importante partita di basket della stagione? Ecco, la stessa identica situazione mi si prospetta nell’analizzare la partita di Piacenza a tre giorni dal derby con Udine. Il messaggio arriverebbe sbiadito, letto in modo distratto, quasi superfluo. Per cui non starò a vivisezionare quello che è andato bene o male della trasferta di ieri, delle perduranti palle perse banali, di una battaglia a rimbalzo vinta senza Reyes o di un Filloy che ti risolve anche se hai una gomma bucata in autostrada… parlerò di quello che deve essere “apparecchiato” in vista di domenica. Prima di tutto l’attesa, che è di per sé un piacere, scandire i giorni, le ore, i minuti che separano da una sfida oggettivamente diversa dalle altre; caricarla di negatività non è un gran viatico, è un malsano esercizio per predisporsi male a quaranta minuti in apnea. Di solito si cerca di mettere in stand-by ogni erudita filosofia cestistica o dissertazione sui massimi sistemi, si crea la condizione per resettare il pregresso in nome di una spinta che prescinde dal percorso. Lo sta facendo la Curva Nord, e chi meglio di loro può mandare un “messaggio” con centinaia e centinaia di chilometri sulle spalle; ci si stringe senza preclusioni in un cammino verso la palla a due, anestetizzati dai problemi (che ci sono!) e “violentati” nel cercare un ottimismo utile. La vittoria di Piacenza può risultare un ricostituente importante, aspettando di vedere Justin Reyes atterrato per tempo, consci del fatto che una vittoria contro i friulani rilancerebbe la formazione di coach Christian. E’ chiaro che nessun sano di mente può sostanziare che Trieste ha i favori del pronostico; Udine ha trovato una quadratura tecnico/tattica, ha riposato in settimana, ha un percorso molto più cristallino dei giuliani. Il bello però di un derby è che tutte le logiche si azzerano, prova ne sia la doppia sfida persa ai tempi della promozione dell’Alma in serie A; si azzerano perché i connotati emotivi sovrastano quelli tecnici, perché… va così. Privarsi del derby è un po’ come il marito che si evira per dar fastidio alla moglie, magari per rendersi conto il giorno dopo che forse era meglio perderlo. Insomma, godetevi in santa pace un evento sportivo, perché per le polemiche ci sarà tempo tutto l’anno.
Buon derby!
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