Ritorno al passato 

46 triple tentate, segno tangibile di un non gioco espresso a Bologna e della volontà di aggrapparsi al gioco d’azzardo. Lo si è capito dalla palla a due che Trieste non avrebbe portato a casa i due punti, nonostante avesse ricevuto sul piatto d’argento il regalo natalizio di un Matteo Fantinelli out, il giocatore per caratteristiche fisiche più immarcabile dagli esterni giuliani. La Fortitudo aveva due possibilità tattiche con il manipolo di cestisti a disposizione, giocare sul quarto di campo “pick and roll” dinamici per Ogden e Freeman e far uscire dai blocchi Pietro Aradori. Bene, entrambe le opzioni le ha dispiegate senza opposizione alcuna, leggendo la targa degli avversari e con punte di imbarazzante staticità come nel caso di Candussi su Freeman o Filloy su Aradori. Si poteva e si doveva fare tanto altro, dal pressare incessantemente i due registi Panni e Giordano (prestati alla causa ma lontani dall’essere tali), impostare una “zona box and one” con marcatura a uomo su Aradori (seguendolo anche nello spogliatoio), “zona 2-3″ per avere maggior “aiuto” in area pitturata; insomma potevi fare TUTTO tranne quello che è stato fatto, con uomini apparsi più lenti e stanchi (non si capisce come mai con le rotazioni allungate), alcuni con spirito natalizio da “presepe vivente”. Nonostante Attilio Caja sia un genio, non è che avesse grandi scelte, coach Christian però non ha letto neanche quello che era scritto a lettere cubitali.  

Tutto questo non basta per salire di categoria 

Dobbiamo dircele le cose come stanno, altrimenti rischiamo di farci fuorviare. Il giudizio non è figlio di una sconfitta a Bologna, semplicemente è la cartina tornasole di un risultato nel momento migliore stagionale della Pallacanestro Trieste, dopo 8 vittorie consecutive. Questo gruppo così com’è, allenatore compreso, non è pronto per andare in serie A e probabilmente non lo sarà mai. Ha un deficit nel timoniere che, non per colpe sue, si ritrova a dover fare un apprendistato troppo rapido in una serie veramente complessa; la squadra ha carenze d’organico. La macchina a dieci cilindri sta diventando a 7, con Filloy, Ferrero e Bossi evanescenti, con Deangeli dai limiti conosciuti e Campogrande mai costante. Che fare? Mike Arcieri dovrebbe avere coraggio e provare l’impossibile (coach Ramondino esce da Tortona ndr.), in un mercato ancora asfittico per quello che concerne gli italiani (Moraschini era da prendere a tutti i costi ndr.), anche a costo di sacrificare Brooks. Si tratta di capire se si vuole “sprecare” un anno guardando una conclusione non preventivata o provare il tutto per tutto, a costo di fare anche peggio. Tutto bello il gruppo che si ama, i sorrisi ad allenamento e l’empatia… ma una volta che finisce la magia del Natale, torna la cruda realtà in cui solo i Re Magi possono dare una mano. 

Troppo poco natalizio, ma è meglio una brutta verità o una bella bugia? 

E’ sicuramente meglio una bella bugia, purtroppo però nello sport è l’anticamera di una cocente delusione. Parlavo con addetti ai lavori bolognesi e la domanda risuonava in sala stampa del PalaDozza: “ma veramente Trieste vuole andare su giocando così? E’ stata imbarazzante oggi…”. La crudezza nel giudizio, proprio alla vigilia del Santo Natale sta nella convergenza di elementi preoccupanti; se il linguaggio del corpo ha ancora un senso, le facce di Christian ma soprattutto di Mike Arcieri in sala stampa significano qualcosa di ben più profondo rispetto ad una possibile fredda analisi dopo 8 successi consecutivi. Potrebbe sembrare blasfemo non ammorbidire una sconfitta dopo tante vittorie, però a Trieste si può uscire anche da stereotipi sportivi suffragati da soli numeri o da classifiche.  

Verona, partita fondamentale 

C’è il rischio di deragliare, coach Ramagli già si sfrega le mani ben sapendo che uno schiaffo come quello di Bologna può ripercuotersi con maggior forza fra le mura amiche. Un inizio di partita difficile, i mugugni dagli spalti ed ecco che la sfida a Verona può diventare un Mortirolo per Ruzzier e soci. Bisogna riprendersi, farlo lavorando in palestra ma soprattutto resettando il “testone” carico di pensieri. Il pubblico deve dare una mano, se non vuole fare il Tafazzi di turno… 

Comunque, al di là di tutto, un Buon Natale a tutti, di cuore!

Raffaele Baldini 

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