Un resoconto…

Un’analisi che vuole essere una sorta di spartiacque fra il 2023 e il 2024, ovviamente in casa Pallacanestro Trieste. Tante, troppe domande ancora “infestano” le giornate sportive degli appassionati: con questo roster e questa guida tecnica possiamo andare in A? Perché la gente non va al palazzo? Quanto ha senso tenere un gruppo di 10 giocatori se poi giocano in 7? Vincere senza convincere può bastare? Era meglio perdere per veder cambiare qualcosa?
Ecco, tolta l’ultima che la trovo aberrante e masochistica all’eccesso, gli altri interrogativi hanno diritto di cittadinanza. Soprattutto rimane quel senso di indeterminatezza tecnico/tattica che porta a leggere il romanzo cestistico al contrario, roba satanica quasi. Anche con Verona si gioca al gatto col topo, “pick and roll” centrali con palloni persi su linee verticali improbabili, rimesse balbettate e trasformate in omaggi agli avversari su una normalissima difesa sui 28 metri, tiri da tre punti (pur aperti ndr.) che sposavano il piano gara scaligero, un rientro dagli spogliatoi con un 0-7 di parziale subito che non depone a favore della chiacchierata all’intervallo dopo un primo tempo insufficiente. E poi Reyes dimenticato in panchina (per fortuna che non è americano ma portoricano, altrimenti sarebbe uscito dal match), Deangeli preferito a Campogrande dimenticando però che c’è una fase offensiva nel giuoco (nonostante l’ottimo inizio del capitano).
Si, pignolerie da insoddisfatti cronici… probabilmente è vero, cavalcare un sentiment popolare è un esercizio non troppo virtuoso, prendendo di mira un elemento debole (ovviamente parlando di opinione pubblica) per addossare più colpe di quelle che ha realmente. Ecco, il bilanciamento può avere un senso se si analizza la costruzione del roster: ahimè la serie A2 è categoria qualitativamente più bassa ma con preponderante utilizzo della fisicità, dell’agonismo nel senso più primordiale del termine, della corsa. Alcuni elementi in canotta biancorossa oggettivamente non rispondono a queste caratteristiche, parlo di Filloy, Ferrero, Bossi e per certi aspetti Candussi che, con lunghi tipo Freeman o Murphy, entra in difficoltà.
Quindi? Come si corre ai ripari. Dell’allenatore abbiamo già parlato, non verrà cambiato. Punto. Sul mercato dei giocatori poco si può fare quando il materiale umano, al momento, è quello che è. Bisognava prendere Moraschini per avere un upgrade certo, ora l’unica soluzione è aspettare i delusi (italiani ndr.) dalla massima serie per poter rinforzare una squadra che comunque rimane competitiva. Secondo me, potrebbe essere una sana dimostrazione societaria di voler tentare il possibile e l’impossibile per raggiungere l’obiettivo.
Ultimo aspetto riguarda il “tafazzismo” imperante. Tifare accoratamente contro uno staff tecnico stona il principio di incondizionata passione sportiva, quella che esula da razionali dissertazioni tecnico/tattiche, quella che spesso spinge i propri beniamini a risultati superiori alle possibilità sulla carta. Questi siamo, ma non siamo così brutti. Questi siamo e con questi mezzi dobbiamo lottare. Proveremo a vincere la sfida con il “tank” Trapani armati di fionda? Lo faremo cercando di mirare quel buchino rappresentante il punto debole dell’avversaria. Del resto, ce l’hanno insegnato i cartoni animati, con robot alti 10 metri tutti di acciaio, bastava centrare l’occhio…
Buon 2024 di cuore a tutti, carico di emozioni cestistiche.
Raffaele Baldini
Lascia un commento