Diventa tutto più difficile

Fare il giornalista sportivo è già un mestiere difficile, provi a sciorinare elucubrazioni sopra i massimi sistemi quando ti espongono un prodotto liofilizzato e condensato in quaranta minuti. C’è poi tanta visione soggettiva, figlia di una personale interpretazione della pallacanestro, o magari perché si ha un vissuto che inevitabilmente condiziona lo scrivere. Eppoi la cosa diventa ancora più complessa perché la società sceglie deliberatamente di non comunicare nulla, di giocare anche la carta ormai anacronistica della “pretattica” per non dare vantaggi all’avversaria. Scelta rispettabile per chi è “capitano del vascello”, ma poi è inevitabile incorrere in disallineamenti con chi fa cronaca o approfondimento. Come interpretare la settimana da “medici in prima linea”, tenuta sotto silenzio? Uthoff vomita come un posseduto, Reyes influenzato, Ross con un problema al polpaccio e Brooks febbricitante. Niente altro? Certo, Candussi che esce per infortunio e Johnson con la “firma” sul volto di Faye. Tutto quindi derubricabile come “incidenti” di percorso, anche se rimangono tante perplessità, una su tutte quella che da che mondo e mondo un giocatore con febbre giocherà sempre (e a volte rendendo anche meglio). Insomma, la società giustamente gode di credito, per cui ci si genuflette in modo educato al “modus operandi”, rimanendo interdetti sulla reale valenza di tali “mezzucci”.

Assenze? Pesano eccome…

In maniera diversa, è capitata un po’ la fotocopia di Jesolo della preseason. In quel caso, la fase di preparazione, le 4 partite in una settimana, l’estenuante partita il giorno prima avevano fiaccato le forze di Ruzzier e soci contro Reggio; oggi, una pura questione di rotazioni ridotte. Attenzione, non parlo di valore intrinseco degli assenti, che di per sé farebbe giurisprudenza, ma di come il gruppo, pur decimato, ha dimostrato di avere una attitudine e intensità difensiva nei primi venti minuti che potevano, spalmati su quaranta, garantire da soli la vittoria. La difesa voluta da Jamion Christian è dispendiosa, i minuti lodevoli di campo di Bossi, Campogrande e Deangeli non hanno lo stesso peso specifico di quelli di Ross e Brooks. Una volta, ma torniamo al giornalismo preistorico e sputtanato dai contemporanei, si utilizzava la “zona” come mascheratura di limitati cambi, vuoi per assenze o per falli commessi anzitempo. Oggi non è così, prendiamone atto.

Non usciamo da logiche ormai colpite sulla pietra

Le tre vittorie di inizio stagione portavano inevitabilmente, se non a voli pindarici, a veleggiamenti sopra il livello del terreno. Anche i primi diciannove minuti contro Reggio lasciavano intatte le visioni mistiche sul prodotto cestistico targato Pallacanestro Trieste. Il secondo tempo semplicemente ci ha “regalato” il rovescio della medaglia, cioè il risultato negativo della stessa impostazione di base. Non potremmo mai prescindere dal ritmo (e quindi dalle palle perse), né dal tiro da tre punti (anche con scelte scriteriate), fanno parte di un sistema (mannaggia ai neologismi cestistici) voluto fortemente dagli americani e “violentato” solo per ragioni d’ufficio nella seconda serie.

Nella sconfitta, la forza di Trieste

Nelle sconfitte spesso ci sono molte più risposte. La Pallacanestro Trieste ha fatto capire che senza due pedine fondamentali come Colbey Ross e Jeffrey Brooks, con Uthoff fuori da un’influenza e Candussi out per un problema fisico, non solo ha retto l’urto di una Unahotels Reggio Emilia ispirata (mai un Winston così in questa stagione ndr.), ha tenuto il muso avanti per tre quarti partita. Non è poca cosa, soprattutto se si considera che Justin Reyes pian pianino prenderà condizione e coscienza del nuovo ruolo all’interno del roster in serie A. Consapevolezza in più, autostima che non deve scemare in vista della trasferta di Treviso.

Che giocatore è Uthoff?

Ormai soprannominato “Uthoff-robot”, a maggior ragione dopo la prestazione di ieri. Aver passato la settimana a far uscire il demone dentro di lui, il ragazzone dallo Iowa è stato una sintesi perfetta di efficacia, intelligenza cestistica, capacità di gestione e personalità in 34 minuti di utilizzo. Un giocatore veramente pazzesco per qualità sui due lati del campo (la fase offensiva potrebbe non essere la parte migliore ndr.), un esempio che, pur nella ieratica impostazione del corpo, presenta un concentrato di orgoglio. E’ il capolavoro di Mike Arcieri estivo, perché la “pescata” in terra giapponese non era semplice, né dal risultato scontato. Il suo rendimento è un degli ottimi motivi per avere una fiducia sul prosieguo stagionale della Pallacanestro Trieste.

Raffaele Baldini

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