
La qualità, ora l’abbiamo davanti agli occhi
E’ curioso che la desuetudine ad avere qualità sotto gli occhi, o per meglio dire in casa, porti a fare considerazioni di tutt’altra proporzione. Essendo stati abituati a una minestra di cipolle (buona ma povera), siamo stati inevitabilmente portati in una dimensione tendente a sovrastimare il prodotto. L’esempio più lampante è Corey Davis. L’abbiamo considerato come un uomo che ha inciso sulla retrocessione di Trieste, quando probabilmente si retrocedeva comunque, l’abbiamo atteso come uno spauracchio da respingere con ogni mezzo (lecito ndr.), abbiamo riempito le pagine del prepartita. La realtà che Davis è un buon giocatore e nulla più, di fronte a quello che possono esprimere Ross e Valentine, a livello di talento, sparisce come nel post-partita di Sassari di due anni fa. Come ho detto spesso, la Pallacanestro Trieste di questa stagione ha messo, dopo tanti anni, in vetrina la qualità cestistica, quella declinata sotto forma di talento istintivo, vedi Ross e Valentine, oppure quella accademica con docenze di clamoroso livello come Uthoff e Brooks. E pensare che mancano Markel Brown e Justin Reyes…
Non è una questione di algortimi, la virtù sta nella lettura dei punti deboli avversari
Facendo la disamina della partita contro Cremona, più di qualcuno penserà che l’aspetto vincente sia arrivato dai tiri da tre punti di Ross e Valentine. La realtà è che la Vanoli aveva un punto debolissimo sotto canestro, un indolente Tariq Owens (ricordate quando parlai alla viglia di quanto possa essere deleterio se non coinvolto?) e un limitato (ma lodevole ndr.) Federico Poser nulla hanno potuto contro lo strapotere di Johnson e soci. I secondi e terzi possessi nel primo tempo hanno garantito un vantaggio a Trieste, magari minimo, hanno permesso a Ruzzier e soci di incanalare il match su binari graditi, poi certamente messa in ghiaccio da quei siluri “ignoranti” di Ross e Valentine.
… e poi c’è la poesia di Valentine che placa Ross
Niente da fare, Denzel Valentine è e sarà sempre l’uomo copertina di questa stagione. Attore troppo esuberante per passare inosservato, troppo simile a quei “triestini mati presi a s’ciafoni dalla Bora”, cestista capace di giocate immaginifiche al limite dell’arresto e ritiro patente. A Bologna lo faresti tornare a Trieste a piedi per quella scellerata gestione di sè stesso nel primo tempo (doppio tecnico e quindi espulsione), la settimana dopo lo ritrovi ad essere protagonista e… a placare il compagno di squadra, reo della stessa identica reazione dopo un tecnico comminato dalla terna arbitrale. Momento di pura poesia, come se Keith Richards convincesse Corey Davis al salutismo, come se Dipiazza convincesse Russo a risparmiare sulle luci di Natale, come se il Presidente Petrucci perdesse un’elezione. Insomma, come puoi non amarlo? Semplice, basta aspettare la prossima uscita… (si scherza).
Con Venezia serve tanto di più, in campo e sugli spalti
Lo dico a chiare lettere, immaginate come fosse scritto in stampatello: contro la Reyer Venezia servirà tanto, ma tanto di più per portare a casa la vittoria. Non guardate la classifica dei lagunari, sono immersi in una stagione costellata da infortuni (quello di Xavier Munford il più pesante, McGruder assente per stiramento?), alla ricerca di una quadratura che non è ancora arrivata. La Reyer ha giocatori di assoluta qualità, il roster è superiore a Trieste, basti pensare che sotto canestro hanno Kabengele (forse il centro più dominante del campionato), Tessitori, Lever e con “4” di sostanza come il “nostro” Jordan Parks o Kyle Wiltjer. Trieste ormai deve dimenticare Justin Reyes e rimane con l’interrogativo Markel Brown, quindi il “gap” tecnico potrebbe essere importante; gioco forza tutto si riconduce a creare quell’ambiente magico che solo il Palatrieste sa dare, quell’energia che trasforma in spinta vitale, la bolgia dantesca che può trasformare l’impossibile in… possibile. Un consiglio a prescindere: prendete il biglietto, ne varrà la pena!
Raffaele Baldini
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