Nuovo viaggio e nuove incognite, sperando che le incognite non diventino costanti, cioè una pallida espressione della Pallacanestro Trieste “da viaggio”. Trento non è mai stata una città ispirata per i biancorossi, figuriamoci quando la affronti senza l’asse principale della pallacanestro, l’asse “play-pivot”, rappresentato da Colbey Ross e Mady Sissoko. Se per il primo “…lo scenario migliore a fronte dell’iperestensione al ginocchio destro subita dal giocatore” rappresenta un modo elegante di non far sapere i tempi di recupero, sul lungo maliano c’è proprio riserbo più totale.

Eppure la posta in palio sarebbe veramente appetitosa per Deangeli e soci, una garanzia di partecipare per il secondo anno consecutivo alle Final Eight, evento di assoluto richiamo nazionale. Di fronte l’Aquila Trento (con Selom Mawugbe probabilmente ancora ai box), corroborata dalla convincente vittoria di Eurocup contro i London Lions per 85-73, con uno straordinario Jones da 33 punti, ma anch’essa a cercare solidità in campionato.

Non secondaria l’eventuale assenza del centro trentino Mawugbe, non fosse altro perché limiterebbe uno strapotere dettato dai numeri stagionali alla casella “rimbalzi”, con il 3° posto dell’Aquila con 37.6 carambole a partita, contro il 16° di Trieste con sole 34, e senza Mady Sissoko. Soprattutto in casa la formazione di Cancellieri ama la transizione rapida, grazie ad esterni con ritmo come Steward e Jones, e ali pericolose sia nella corsa (Cheickh Niang ndr.) che nel tiro da tre punti come Andrej Jakimovski e Peyton Aldridge. Visti i precedenti, la formazione di Gonzalez fra palle perse e rientri lenti difensivi, potrebbero agevolare la strada ai trentini in tal senso.

I giuliani devono assolutamente trovare quel minimo di fluidità e ritmo per esaltare il talento degli esterni, e non parlo solo di Ramsey, Brown o Toscano-Anderson, bensì avere contributi anche dal duo italiano Ruzzier-Moretti. Ritmo e fluidità sono sinonimi di coinvolgimento, del piacere di giocare a pallacanestro assieme; quando c’è il coinvolgimento viene naturale sacrificarsi per i compagni, caratteristica dello Uthoff della scorsa stagione e non della versione sbiadita di questa. Proprio l’ala forte americana sarà uno degli “osservati speciali”, in quanto collante utile sia in fase di produzione offensiva che in difesa e in aiuto a rimbalzo.

“Dobbiamo migliorare” è un meme consolidato in salsa ispanica, chissà se la visita di un mito come  Aíto García Reneses non porti ispirazione al timoniere…

Raffaele Baldini

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