Quando piove… grandina. Nel momento più difficile della stagione, con Colbey Ross e Mady Sissoko ancora ai box, c’è una partita fondamentale per la salvezza contro l’Acqua San Bernardo Cantù che rinnova la regia con l’ex Baskonia Chris Chiozza, recuperando anche un giocatore tatticamente chiave come Riccardo Moraschini. Non si può prescindere poi dallo stato psicologico di entrambe le squadre, e da questo punto di vista potremmo dire che siamo “pari e patta”; Trieste viene dalla delusione di coppa, avendo la percezione viva di un’occasione persa, i brianzoli boccheggiano in zone paludose e sono nel bel mezzo della rivoluzione voluta dalla proprietà, blindando coach Brienza e rinnovando il parco giocatori. Rimango dell’idea che la pressione sarà maggiormente a carico dei giuliani.
Dal punto di vista tattico, fossi il coach canturino non avrei troppi dubbi: monotematico servizio a Oumar Ballo nel pitturato, abbinandolo ad un “4” più perimetrale ma sempre fisico e verticale come Grant Basile. Trieste non può mettere né i centimetri né i chili di Ballo, e il collassamento d’area necessario dei vari Brooks, Uthoff, Candussi, può aprire spazi infiniti per tiratori dall’arco come Basile, ma anche come Sneed. Giuliani che già arrancano in penultima posizione per rimbalzi presi (34.1), senza Sissoko, possono solo tamponare la macro falla.
Per contro, i padroni di casa possono permettersi qualche “battezzata” sugli avversari oltre il perimetro, avendo di fronte il 14° attacco per precisione balistica dall’arco (32.3%), pur considerando l’upgrade recente con l’arrivo di Erick Green e quello di Chris Chiozza. La produzione offensiva canturina non è mai stato un problema, quello che accumuna il team di Brienza con quello di coach Gonzalez, è la fragilità difensiva. Poca attitudine a far fatica, gambe lente e quindi una tendenza a essere sempre sotto numero una volta battuta a prima linea difensiva. Se Cantù entra in una modalità accettabile di difesa, può permettersi rotazioni lunghissime, con giocatori qualità.
Impossibile eludere il discorso stanchezza: la Pallacanestro Trieste, con rotazioni ad otto giocatori, giocherà la 4° partita in una settimana, con la sola eccezione per gara 1 bei “play in” di BCL in cui ha potuto alzare il piede dall’acceleratore nei cinque minuti finali. Questo aspetto, unito all’ambiente fisiologicamente critico, potrebbe rendere complessa la sfida per i giuliani, soprattutto dovessero partire, come di consueto, con prime frazioni deludenti. Ecco, coach Brienza ha già una carta decisiva da giocarsi per agevolarsi il compito.
Qualora i padroni di casa entrassero bene nella sfida, ecco che il Palatrieste diventa una spinta probabilmente decisiva, un vento forte che soffia alle spalle di Deangeli e soci.
Raffaele Baldini

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