Trieste-Treviso è e sarà sempre una partita dal fascino particolare. Il cosiddetto “derby triveneto” si sostanzia in quello che si è consolidato in decadi di sfide sulle tavole parchettate del Palaverde e di Chiarbola prima, e Palatrieste poi; sfide ad alto tasso di emotività e di decibel, tifoserie calde a confronto, grandi protagonisti.

Domenica pomeriggio a Trieste arriva una Nurtribullet in crisi di risultati e di identità; troppi errori sul mercato, un “capro espiatorio” incolpevole come coach Rossi avvicendato con Marcelo Nicola, cambi in corsa “affannati” e non proprio risolutori e un ambiente sfiduciato. C’è però un “salvagente” emotivo per la squadra veneta, quei tre indizi in casa Trieste che fanno una prova: Reggio Emilia, Cantù e Sassari sono formazioni non irreprensibili che hanno messo in serie difficoltà Brown e soci, segno che il Palatrieste non è per forza un fortino inespugnabile, né che la squadra di Israel Gonzalez è capace di “ammazzare” le partite.

Prima della palla a due è necessario fare un raffronto sul bollettino dell’infermeria: è praticamente certa l’esclusione di Macura, Olisevicius e Pellegrino sul fronte Nutribullet, mentre regna la consueta nebulosa sul fronte triestino, con un “exit-poll” che suggerisce qualche minuto di campo per Mady Sissoko, una decisione su Ramsey da prendere all’ultimo, idem dicasi per Davide Moretti.  E’ evidente che il tasso qualitativo del roster è a appanaggio della formazione giuliana, ma conta come è declinato nell’arco dei quaranta minuti, soprattutto con un lungo viaggio e una partita da “spremitura” come quella di Tenerife sulle spalle dei triestini.

Approccio dalla palla a due quanto mai decisivo, per agevolare il compito di chi è chiamato a far valere i rapporti di forza, e chi ha bisogno di prendere autostima per cercare il colpaccio. Troppi “primi quarti” sono stati elargiti agli ospiti, troppi match a rincorrere hanno reso molto complesso il percorso di certe partite casalinghe. Limitare la produzione offensiva di Abdur-Rahkman (13.8 punti a partita) e di Briante Weber (14.9) è un imperativo, soprattutto perché quest’ultimo è un buon costruttore di gioco. Occhio alla bidimensionalità di Leon Radosevic, fisicato centro da 208 centimetri e con mano estremamente educata.

Prevedibilmente sarà un match dagli alti ritmi, graditi ad entrambe le contendenti, con la Pallacanestro Trieste in cerca di quella fluidità offensiva che ha caratterizzato l’ultimo periodo, per poter poi sfruttare bocche da fuoco sul perimetro di indubbio valore. Il tiro da tre punti è da sempre l’arma principale dei biancorossi ma, qualora rientrasse Sissoko, la profondità d’area potrebbe avere un senso per togliere punti di riferimento alla difesa trevigiana.

Derby è derby comunque, nulla è scontato.

Raffaele Baldini

Lascia un commento