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Dalmasson: “All’Alma Arena sublimato il concetto di triestinità!”

ANG_7802Fonte: Il Piccolo a cura di Raffaele Baldini

Siamo dove volevamo essere, ma non era scontato. Resta il fatto che per obiettivi della vigilia, pressione della piazza e organico, tutto il peso ora grava sulla Fortitudo Bologna…

“Abbiamo avuto percorsi diversi. Bologna è partita in estate con l’obiettivo dichiarato di puntare al salto di categoria, facendo investimenti importanti e aggiustando la squadra in corsa. Ha vissuto una stagione regolare non facile, ma ora è assestata per il rush finale. Noi invece siamo partiti con volontà di play off, man mano che il campionato andava avanti e grazie a due innesti di livello come Cittadini e Cavaliero abbiamo avuto l’opportunità di osare. Non cambia il progetto a medio termine che abbiamo sottoscritto, non c’è assillo, pur essendo consci che ora anche a Trieste si può essere ambiziosi. Da subito.”

Curioso che si incontrino in semifinale Matteo Boniciolli, il traghettatore della società triestina dalle sabbie mobili della B2 e Eugenio Dalmasson, scelto dallo stesso allenatore triestino, timoniere che ha lavorato ogni santo giorno per guadagnarsi questo traguardo. Ci da una sua chiave di lettura?

“Non è un mistero che Matteo Boniciolli è stato l’uomo chiamato a suo tempo dal sindaco Dipiazza per strutturare tecnicamente la società dopo lo spareggio per restare in serie B2. Dapprima con Massimo Bernardi e poi con il sottoscritto si è potuto ridare dignità ad una piazza storica come Trieste. E mi accollo il merito di aver accettato ogni sfida che mi si poneva dinnanzi, anche quella più difficile in cui sarebbe stato più facile cambiar strada. Ho sempre dato priorità a Trieste e ora raccolgo i frutti di un percorso virtuoso fatto con l’aiuto di tante persone valide a fianco.”

Due allenatori che a Trieste si sono confrontati, si sono vissuti, parlando anche di giocatori avuti in comune; c’è ancora spazio per sparigliare le carte in questa serie?

“C’è sempre spazio per trovare qualche accorgimento utile, anche di partita in partita. In queste sfide conta la serenità, la bravura e l’esperienza. Matteo ha un trascorso di livello rispetto al mio, ma sono convinto che noi ci troviamo a queste “final four” non per caso. Abbiamo giocatori, staff e pubblico pronti a reggere il confronto con Bologna. Vogliamo sognare e la nostra volontà di non interrompere questo momento ha diritto di cittadinanza.”

Fra due squadre con un imprinting difensivo forte, equivalente, ha senso di parlare di preoccupazioni arbitrali in proiezione?

“Per principio non parlo mai degli arbitri. A prescindere, penso che sia folle per una terna arbitrale ambiziosa (ci si gioca il posto in serie A anche per loro), davanti  a 7000 persone, con la presenza probabile del Presidente Petrucci, gettare alle ortiche un’opportunità professionale. Sono di una serenità tibetana, se per sbaglio dovessimo perdere è perché abbiamo commesso degli errori in più dei nostri avversari.”

Individua anche lei in Mancinelli il giocatore chiave per la Fortitudo?

“E’ sicuramente il giocatore che ha più di ogni altro lasciato l’impronta in questa post-season. Per tipologia ed esperienza è uno dei più temibili, come il nostro Da Ros, ma entrambe le squadre fanno del protagonista insolito il punto di forza: cito solo Montano in gara 2 con Treviso e Baldasso nella serie con Tortona.”

Come sta Javonte Green e come dobbiamo leggere il suo utilizzo in gara 1?

“Dal punto di vista medico, con un autentico miracolo dello staff, possiamo parlare che Javonte lunedì sarà nei 12, ma al 30%; per un atleta che fa della verticalità gran parte della propria pallacanestro, è un handicap non da poco. E’ anche vero però che appena l’ho chiamato a giocare 5c5 con la squadra, togliendolo al lavoro differenziato, ha sprigionato un sorriso 32 denti e una voglia incredibile di vivere questa semifinale. Vuole fortissimamente l’adrenalina dei 7000…”

Quanto conterà il fattore “sesto uomo” quando si è leggermente sfavoriti?

“Quando sono presenti nella squadra e nello staff così tanti triestini, quando pensi che le tribune sono assiepate di una moltitudine di persone, fra amici e parenti, legati a loro, quando capisci che la triestinità si concentra in un unico luogo bardato di rosso…allora capisci la forza che tutto questo può sprigionare. Lo vedo io da elemento esterno ma inevitabilmente risucchiato in questa passionalità; non è solo una partita di basket, è il trionfo dell’appartenenza giuliana, quell’espressione che non conosce sconfitta.”

 

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Pubblicato il maggio 28, 2017, in BASKET TRIESTINO, HighFive, News con tag , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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