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Le chiavi (impossibili) di gara 5

ANG_7802La madre di tutte le partite, gara 5, “do or die” per quaranta minuti da vivere in apnea. Quattro sfide nella serie raccontano una storia, l’ultimo atto è la variabile impazzita figlia però di quanto accaduto nei precedenti capitoli.

Mastermind – Tanto, tantissimo in una gara decisiva lo fa il fattore mentale. Emotività diverse che subiscono i condizionamenti dell’ambiente, delle ore di attesa, di quel finale pazzesco in gara 4 al Paladozza. C’è chi parte con il morale alle stelle, ed è la Fortitudo Bologna; in un sol colpo è stato siglato il pareggio nella serie, vinta una partita già nettamente persa e l’intima convinzione che quella doppia preghiera di Mancinelli e Candi sia un segnale dall’alto. Trieste però dalla sua ha il “red-wall”, la passione di una città che mai, dico mai come quest’anno ha dichiarato amore incondizionato a Coronica e soci. La rabbia di una beffa mixata al vento di Bora dell’Alma Arena potrebbe scatenare a livello mentale e fisico qualcosa di sproporzionato e dirompente.

Abitudine a destreggiarsi in un tornado – Coach Matteo Boniciolli ha impostato tutta la serie su una serie di trabocchetti atti a destabilizzare le teste più “genuine”.  Ogni conferenza stampa è stata motivo per chiamare in causa fattori extra-campo, ogni disamina ha un’appendice polemica, un continuo spargere miele e aceto per mandare in confusione l’ “interlocutore”. Dalla parte opposta qualcuno ha accusato il colpo (Parks e Pecile anche fisicamente), qualcun altro ne ha subito l’influenza con l’aiuto del popolo del PalaDozza (Green ndr.), non c’è stato però il reale deragliamento della truppa di Dalmasson. Ora, nel massimo concentrato di stress, con i presupposti della vigilia, avrà la meglio chi è abituato a destreggiarsi in mezzo al tornado (Fortitudo ndr.) o chi, il tornado, lo crea difendendo in un rettangolo parchettato?

Fiammate contro sistema – Sono squadre simili Fortitudo Bologna e Alma Trieste, nella filosofia di gioco ma non nel rendimento. La serie è vissuta su fiammate bolognesi, sull’estro di giocatori come Legion, Mancinelli, Candi e Montano, mentre Trieste è stata, nel bene e nel male, il consueto moto perpetuo in cui il gruppo gioca bene o male, senza picchi dei singoli. Il piano partita è semplice da leggere: coach Boniciolli vorrà portare appresso la compagine triestina fino alla fine, aspettando la zampata di qualche suo attaccante, coach Dalmasson invece vuole evitare di giocarsi tutto con stoccate chirurgiche nel finale, mandando fuori giri l’avversaria prima possibile.

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Pubblicato il giugno 8, 2017, in BASKET TRIESTINO, HighFive, News con tag , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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