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Luci e ombre di questa Nazionale

messinaFonte: Basketnet.it 

Considerazioni sparse, premettendo che il balbettante rendimento della Nazionale di Ettore Messina nella fase di preparazione è quanto di più fisiologico in vista dell’Europeo 2017, con 19 giocatori nel roster da ruotare e valutare.

Partiamo con gli aspetti positivi: la scelta di giocare con Melli in post basso la trovo azzeccata, in primo luogo perché tende a responsabilizzare un giocatore che è stato valutato fra i migliori dieci nell’Eurolega appena disputata e che spesso ha avuto difficoltà ad auto-coinvolgersi nel gioco. Il ventaglio di soluzioni offensive e le competenti qualità di passatore armato l’attacco azzurro in vista degli Europei. Mi piace anche la regia di Ariel Filloy, intrisa di salsa argentina e di quell’istinto che spesso manca ai nostri esterni; abbiamo tanto rimpianto i vari Pozzecco, Basile, Myers…ora abbiamo uno con meno talento ma con lo stesso carisma. Ed è lui insieme a “Dada” Pascolo l’imprescindibile scelta di coach Messina per formare i 12 dell’Europeo: sono gli unici attaccanti veri, quelli che accarezzando i testi sacri della palla al cesto mettono in pratica l’assunto che il primo obiettivo deve essere quello di attaccare il canestro.

Mi piace il lavoro “cusiniano” di Riccardo Cervi nel procurare blocchi utili ai tiratori azzurri, così come la ruvida fisicità di Billigha. Il problema per loro sarà sempre lo stesso, cioè la possibilità aggiunta per le avversarie di utilizzare il martcatore per raddoppiare o chiudere iniziative di altri terminali con la palla in mano, visto che la fase offensiva è circoscritta a qualche ricezione su scarichi vicino al ferro e stop.

Il macro aspetto negativo invece risiede nella conduzione della fase offensiva: monoritmica. La regia di Daniel Hackett, Andrea Cinciarini e Ariel Filloy è cadenzata, riflessiva e quasi mai dedita alla rapida transizione. Ci sono state situazioni contro la Finlandia in cui si poteva correre e non lo si è fatto, mai il playmaker è riuscito a battere la prima linea (e parliamo di gambe finlandesi…) creando sovrannumero; così l’ingresso ai giochi è lento e prevedibile, la sola capacità di bloccare nei pick and roll con i tempi e i modi giusti crea vantaggio, ma dopo 10-12 secondi di azione.

Resta qualche dubbio anche sulla predisposizione cromosomica difensiva del gruppo a disposizione di Messina; pochi “cagnacci” ad aggredire gli esterni, indolenti fasi di attaccanti (Belinelli, Aradori, Della Valle, ecc.) obbligati ai lavori di fatica, un rendimento di squadra ondivago che potrebbe creare imbarazzi veri con squadre più strutturate. Quando vai a giocarti l’Europeo contro nazionali più quotate, in un match come quello di ieri, sei sotto di 12-14 punti nel primo tempo con scarsissime possibilità di recupero.

Se il primo aspetto sarà un marchio indelebile e difficilmente limabile, il secondo può essere lavorato, prima partendo dalla chiave mentale (tradotto: le partite si vincono in difesa), poi da quella tecnico/tattica.

 

Raffaele Baldini (www.cinquealto.com)

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Pubblicato il agosto 12, 2017, in BASKET NAZIONALE E INTERNAZ., HighFive, News con tag , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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