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L’adrenalina corre sul filo…il giorno prima del derby

30652357_1686504501443688_8927696841701588992_nIl giorno prima… quante sensazioni, pensieri, sogni albergano nella mente dei protagonisti e degli appassionati quando si parla di derby Trieste-Udine. All’andata fu un trionfo friulano, non in termini numerici ma “filosofici”, la squadra di Lardo eseguì il piano gara alla perfezione dominando in area pitturata e gettando sui 28 metri di parquet quella “fame” che fa la differenza.

All’Alma Arena sarà un’altra storia, perché gli archivi sportivi ce lo dicono: Trieste fra le mura amiche ha un impatto violento, dirompente, che non conosce distrazioni; il meraviglioso fardello dei 6500 aficionados diventa spinta alle spalle, responsabilità che presuppone concentrazione dalla palla a due. Aspetto psicologico quindi, la madre di tutte le variabili quando c’è un livello di emotività esagerato; concordo con coach Martelossi, la squadra che vivrà la settimana con più serenità e creando empatia con l’ambiente avrà un vantaggio in partenza. La GSA si è complicata la vita, perdendo alcune partite inopinatamente e mettendo a rischio i play off; la “mossa” Troy Caupain è il classico “all-in” quale tentativo estremo di rianimare una squadra più dal punto di vista del ritmo che psicologico. Che impatto potrà avere? Vale tutto all’esordio, anche se rimane la convinzione che il giovane americano si metterà a disposizione del gruppo senza forzare troppo, rispettando il diktat lardiano.

Esterni contro lunghi, sin troppo facile inquadrare la sfida per macro variabili. L’Alma, pur con la situazione Fernandez a pesare sulla regia, è talentuosissima, ha incrementato l’imprevedibilità con l’arrivo di Federico Mussini e ha l’argento vivo delle prestazioni casalinghe di Javonte Green. L’americano non è solo sostanza, non è solo ritmo, è soprattutto adrenalina smisurata che innesca il “sesto uomo”, la muraglia rossa dell’Alma Arena. La GSA l’esatto opposto: giocherà per consumare le azioni offensive al limite dei 24”, magari spezzettando e rendendo “brutto” il match, abusando del gioco d’area con la batteria di lunghi a disposizione. Pellegrino, Benevelli, Mortellaro, Diop, Ferrari sono un ventaglio di opzioni e di tipologie cestistiche valide per togliere punti di riferimento agli avversari.

Infine il più subliminale ma letale aspetto del gioco: la “fame”. Non c’è logica tattico/tecnica che possa surrogare una approccio che genera energia; la voglia di far propria una sfida diversa dalle altre deve essere sinonimo di gioco sporco, di tuffi sui 28 metri di parquet, di sfinimento fisico. Non c’è rimorso in chi, alla fine dei quaranta e più minuti, scrolla scremato sulla panchina di una spogliatoio.

Questo è il derby, molto più che una partita di pallacanestro, è nirvana sportivo!

Raffaele Baldini (www.cinquealto.com)

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Pubblicato il aprile 14, 2018, in BASKET TRIESTINO, HighFive, News con tag , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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