Le vittorie di Eugenio Dalmasson

MauroLe vittorie di Eugenio Dalmasson alla sua prima esperienza in serie A1 non sono certo 16 come recita la classifica, ma ben di più.

Roster

Forgiato dal coach, ma soprattutto COSTRUITO da Dalmasson. Sorretto da colonne portanti scelte in prima battuta (Wright e Peric), rafforzato con UOMINI di affidamento morale e tecnico, ma soprattutto AFFAMATI quali Sanders, Knox, Mosley. Parlerò più avanti della scommessa Zoran Dragic…Una chimica straordinariamente calibrata nel rispetto di un’ossatura vincente e di cui aver grande considerazione, quella della promozione in A1 che fa capo a Fernandez, Cavaliero, Da Ros, Cittadini e Coronica. Il rispetto dei pretoriani è il primo presupposto per costruire un esercito vincente.

Matteo Da Ros

Nel mercato estivo al figura di Da Ros è stata condizionante. Matteo è un ragazzo non semplice, per caratteristiche tecnico/tattiche ma anche caratteriali. In considerazione di questo il coach veneto ha formato un reparto lunghi duttile, intercambiabile, adattato al presupposto di cui sopra. Non c’è stata la minima ritrosia nel puntare su di lui, perché la scacchiera dalmassoniana esigeva il jolly decisivo in A2; nei momenti di crisi lo ha protetto, non con parole di prammatica ma dando minuti importanti alla faccia dei polemici. Come un’Araba Fenice Da Ros è risorto proponendo nella fase finale della stagione una pallacanestro, se possibile, ancora più qualitativamente alta rispetto al campionato precedente.

Devondrick Walker

Devondrick Walker scelta sbagliata estiva? No, si sono viste le capacità dell’americano a Brindisi. Piuttosto capiamo il motivo di una sua “emarginazione” tecnica e poi fisica dal gruppo. Non abbiamo il contro altare ma è certo che una parte della squadra riteneva Walker una sorta di freno alla coesione del roster; rinunciare ad un buon giocatore per un altro di “sistema” (Silins ndr) è mossa coraggiosa ma che a lungo termine ripaga. Il lettone e poi Dragic in seconda battuta hanno ristabilito equilibri, hanno compattato l’organico a prescindere dai valori tecnici sulla bilancia.

La scommessa del “secolo”

Da cosa nasce la “scommessa del secolo” (come la chiama Sergio Tavcar)? Da una intuizione, dal tempestività dell’operazione, dalle volontà reciproche. Bene, Zoran Dragic era un lungodegente, campione costretto all’inattività da infortuni gravi, un punto interrogativo grande come una casa. E’ chiaro che la componente fortuna ha un ruolo determinante, ma la fortuna aiuta gli audaci. Il gioco valeva la candela e con un’operazione lampo Trieste ha goduto di un fuoriclasse per il nostro campionato. Anche lui messo nelle condizioni migliori a livello tattico per emergere, libero di agire alla sua maniera, libero di esprimere la propria esiziale pallacanestro in transizione.

Anche in A1 la “zona” bandita…

Un altro anno, questa volta al massimo livello italiano per rinverdire la polemica sulla difesa a “zona” mai utilizzata (o quasi) da Eugenio Dalmasson. Pur restando dell’idea che quel tipo di difesa è un’arma in più per confondere le avversarie, il credo integralista del coach ha la forza di un caterpillar, spazza via ogni contestazione, mette d’accordo chiunque quando questo viene declinato in forme di difesa “a uomo” al limite della perfezione. Il terzo quarto contro Venezia è un compendio di eccellenza cestistica, l’esaltazione del “lavoro di fatica”: sederi bassi, concentrazione, rapidità di gambe e intensità fuori dal comune.

Niente piagnistei

Era di fronte a noi Eugenio Dalmasson, nei corridoi de “Il Piccolo”, quando ricevette la notizia dell’arresto del Presidente Scavone. Un attimo di scoramento, forse più di un attimo, poi l’ “aggressione” del momento difficile, radunando i giocatori a metà campo ed esprimendo i concetti più incisivi di qualsiasi schema o soluzione tattica. In quelle parole c’è l’essenza del filotto di vittorie e della straordinaria pallacanestro espressa, nel trasformare la depressione in energia vitale c’è la virtù di un motivatore unico, il mancato piagnisteo nella sala stampa la rettitudine di un uomo onesto intellettualmente.

Pallacanestro spettacolare per un organismo in mutamento

Eugenio Dalmasson era famoso per la propria difesa, le vittorie si costruivano su un impianto solido “a uomo”, sull’aggressività al limite del fallo nella metà campo di fatica. Limitante. Quando l’allenatore veneto si è trovato fra le mani materiale qualitativamente alto, ha saputo plasmarlo secondo inclinazioni naturali, dando libero sfogo all’estro dei singoli. Non si parla di aver archiviato i dettami difensivi (vedi terzo quarto con Venezia), si tratta di abbinare l’intensità di una dimensione con la dirompente efficacia della seconda dimensione. Il risultato è sotto gli occhi di tutti, il basket più divertente mai visto a Trieste.

Ci sono stati momenti per criticare, altri per esprimere punti di vista, ma i successi di cui sopra sono inequivocabili. Eugenio Dalmasson è la figura credibile per un popolo competente che lo ha confermato anno dopo anno, non certo con il fatalismo di chi si trova un prodotto finito, ma con la passione di chi mette in discussione chiunque per il bene della propria creatura. E questo a prescindere che l’Alma Pallacanestro Trieste vada ai playoff o meno…

 

Raffaele Baldini

Pubblicato il aprile 23, 2019, in BASKET NAZIONALE E INTERNAZ., BASKET TRIESTINO, HighFive, News con tag , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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