I “nei” post Capodistria e prima della prima

imagesFonte: Il Piccolo a cura di Raffaele Baldini

Non faceva testo la pre-season della Pallacanestro Trieste, perlomeno in termini di giudizi definitivi, figuriamoci l’ultima scoppola presa a Capodistria da un ottimo Primorska, squadra campione di Slovenia e fresca vincitrice della Supercoppa. Ancor più tenendo conto che la squadra triestina aveva fermi ai box Matteo Da Ros (affaticamento muscolare, a Venezia ci sarà) e Arturs Strautins, lungo degente. E’ anche vero però che siamo a meno di una settimana dall’esordio in campionato, una “morbida” trasferta al Taliercio contro i campioni d’Italia della Reyer Venezia. Ci sono due macro-aspetti che focalizzano l’attenzione di chi conosce bene le creature di coach Eugenio Dalmasson: il ritardo difensivo sul primo passo avversario e i tempi degli “aiuti” difensivi, la poca incisività dei lunghi. Il primo aspetto in realtà è un retaggio della scorsa stagione, forse della logica ai piani più alti, in cui gli americani tendono a prediligere la fase offensiva, mostrando una leggera indolenza per quella di fatica. Il mercato però è andato nella direzione di strutturare maggiormente l’attitudine difensiva, l’aggressività sugli esterni; da questo punto di vista, al di là della volontà sempre espressa, c’è ancora strada da fare. La coppia Akil Mitchell-Derek Cooke ancora non convince del tutto: se il primo ha dimostrato in altre uscite una duttilità e un bagaglio tecnico interessante in proiezione, il secondo abbina una povertà tecnica che necessariamente deve essere bilanciata dall’atletismo, altrimenti ci sono pochi dividendi. Il senso di questa coppia statunitense è che Mitchell si investa pure della doppia dimensione (quella offensiva e difensiva), anche prendendosi diversi tiri (non possono accadere sempre serate balistiche come quella in Slovenia), mentre Cooke deve centellinare il suo contributo in attacco per lavorare alla protezione del ferro. Insomma, siamo al vecchio adagio che in una squadra che ha dei limiti, giocare essendo consci degli stessi, è un ottimo viatico a esprimere pallacanestro sensata. Guardando ai singoli, un raggio di luce dalla Bonifika Arena arriva da Jon Elmore, apparso decisamente più fresco fisicamente, brillante nelle penetrazioni ma alla ricerca della confidenza al tiro da oltre l’arco dei tre punti. In definitiva, la sconfitta patita contro il Primorska resta, se presa con la dovuta volontà di riscatto, la miglior “sveglia” in vista del campionato, un assist subliminale per evitare di arrivare al Taliercio troppo scarichi. Non c’è tropo da aspettare, da giovedì sera si fa sul serio, si passa dalla teoria alla pratica.

 

Pubblicato il settembre 22, 2019, in BASKET NAZIONALE E INTERNAZ., BASKET TRIESTINO, HighFive, News con tag , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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