Il nuovo roster Allianz: interessante, chiaro nei ruoli, occhio al “jolly” Alviti

Prende forma, anche se manca il tassello più importante, l’Allianz Trieste targata 2020/21. Roster molto intrigante, non banale da leggere, soprattutto alla luce di nomi non “consumati” da esperienze europee o ancor meglio italiane. Si può dire in prima battuta che la costruzione di questo gruppo ha ruoli meglio definiti, non ci sono gli “equivoci” in regia come fu con Elmore (Fernandez e Laquintana sono registi), le ali sono suddivise in “piccole” (Mychael Henry) e “Grandi” (Andrejs Gaziulis), unica licenza poetica ma coerente con il gioco di coach Dalmasson il reparto lunghi, in pratica un concentrato di numeri “4” che gravitano vicino al ferro ma in modo dinamico. C’è il collante tattico, Davide Alviti, che può ricoprire sia il ruolo di ala piccola che di ala grande, manca la guardia con punti nelle mani. Entrare nello specifico dei singoli è estremamente complesso, se poi deve farlo uno (il sottoscritto ndr.) che in preseason aveva trovato spunti interessanti in Grayson e vedeva il nuovo Penberthy in Elmore, allora il compito diventa improbo. Dal relativo materiale video in circolazione trovo che il nuovo arrivato Myke Henry sia un elemento che, se in grado di leggere rapidamente il tipo di pallacanestro italiana, può far bene: fisico importante, con grande capacità di reggere i contatti attaccando il ferro, ottima visione di gioco e letture senza palla, un po’ lento ma molto tecnico. Ricorda un po’ Wesley Saunders di Cremona, giocatore che ha fatto le fortune del club lombardo perché troppo fisico per essere marcato da una guardia e troppo rapido per essere marcato da un mezzo lungo. In generale quindi la nuova Allianz aumenta di stazza e quindi porterà in dote un’aggressività difensiva abbinata ai chilogrammi. A guardare solo i lati positivi si rischia di cadere nel tranello dell’ottimismo estivo (quello degli abbagli di cui sopra), ma è inutile cercarne di negativi per forza. Continuo a pensareche serva come il pane un terminale affidabile per due/tre possessi consecutivi nei momenti difficili; l’uomo che si prenda responsabilità fuori dai giochi, che non si allinei a possibili blocchi offensivi di squadra. Penso che l’identikit risponda a quel tipo di giocatore, così come l’esborso importante per un uomo di livello.

Vorrei soffermarmi un attimo sul ruolo di Davide Alviti. Il ragazzo di Alatri arriva a Trieste all’età giusta per provare a spiccare il volo. Ventiquattro anni, ahimè in Italia, si è in quella fase di passaggio fra la gioventù e il consolidamento tecnico, uno spartiacque che determina poi il futuro ad alto, medio o basso livello. Essendo un “jolly” all’interno del roster, se dimostra duttilità e capacità di adattamento, può ritagliarsi minuti importanti e probabilmente far fare il salto di qualità alla squadra. L’importante essere forte mentalmente, non trincerarsi dietro il probabile andamento sinusoidale del minutaggio, ma aggredire mentalmente ogni sfida sui 28 metri di parquet.

Ed ora attendiamo l’ultimo nome…

Raffaele Baldini

Pubblicato il luglio 15, 2020, in BASKET NAZIONALE E INTERNAZ., BASKET TRIESTINO, HighFive, News con tag , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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