Disamina ignorante sulla nuova Allianz Trieste 2021/22 (PARTE PRIMA)

“Disamina ignorante”, nel senso figlia di ragionamenti “sulla carta”, non suffragati dal giudice supremo, cioè il responso del campo. E’ quindi un puro esercizio di dibattito estivo, in cui macro-aspetti possono già tracciare alcune peculiarità del gruppo allenato da coach Franco Ciani e condizioni di contorno, cioè legate alla società.

Il coraggio di chiudere un ciclo virtuoso

Ammettere e agire coerentemente con la fine di un ciclo è un’operazione molto complessa (e impopolare), prima di tutto dal punto di vista emotivo, poi dal punto di vista progettuale. Quello che ho trovato corretto è l’aver agito in modo deciso con il taglio al passato, altrimenti una soluzione ibrida sarebbe stato un debolissimo messaggio di poca personalità verso la piazza. 11 anni di Eugenio Dalmasson necessitavano di non rendere scontata una guida tecnica, capitan Coronica meritava di tornare a vivere il “sacro fuoco” dell’essere protagonista su un rettangolo parchettato, Matteo Da Ros era l’operazione in uscita obbligata per strategie su base economica. Daniele Cavaliero rimane (assieme a Fernandez) l’ultimo esponente, ma forse il più significativo, per cui una decisione fa fatica ad essere materializzata, perché ci vuole rispetto reciproco. Ma c’è una “rivoluzione silenziosa” che ai più sfugge ma che racchiude l’essenza di un percorso fantastico dalla matrice “giuliana”: il Prof. Paolo Paoli e Sergio Dalla Costa non faranno parte della truppa, dopo anni e anni di servizio, ben oltre il mandato professionale. I risultati della Pallacanestro Trieste vanno ascritti e condivisi anche per la benzina messa nel motore, una calibrata gestione atletica che negli anni ha visto trasformare l’atleta, e quindi le esigenze. Sergio Dalla Costa non è un uomo…e un’icona! La più trasparente spalla con cui lavorare, un uomo schietto (e competente) senza sovrastrutture, un uomo di cui fidarsi. Il paginone per svoltare è veramente tanto pesante…

Il mercato del futuro, non con i giocatori…ma con gli imprenditori

“Il futuro da pianificare non con i giocatori, ma con gli imprenditori” sarà il “mood” per la stagione a venire. Lungi dal sottoscritto spargere bromuro nella stagione della ripartenza dopo l’incubo (sportivo e non) dovuto al Covid-19; però è anche onesto intellettualmente, soprattutto per chi ha vissuto il sanguinoso fallimento del 2004, porre l’attenzione su quello che avverrà dal campionato 2022/23, quando il corposo supporto Allianz non ci sarà più, quando si tornerà a far fatica per racimolare quattro danari. Sarà quindi una partita doppia quella di quest’anno, i risultati del campo e le emozioni rinnovate per gli appassionati, la dura battaglia nelle stanze dei bottoni per conquistare (e la parola è quanto mai appropriata) imprenditori pronti a supportare la pallacanestro. Sgombriamo il campo dai fraintendimenti: sodalizi locali (seppure lodevoli) e sponsor secondari vari potrebbero, nel migliore delle ipotesi, valere il 25% di quello che serve per affrontare una serie A. E, in ultima analisi, “la città ci ha abbandonato” è il refrain anticamera del fallimento, quindi da evitare all’indomani della fresca elezione del nuovo/vecchio sindaco.

Il colpo di pistola… BANKS!

A mia memoria, correggetemi se sbaglio, Adrian Banks rappresenta il colpo di mercato riconosciuto a tutte le latitudini dopo quello di… Milan Gurovic datato stagione 2000/01. A parte Zoran Dragic, arrivato però in condizioni particolari, due decadi sotto l’egida Pallacanestro Trieste sono trascorse senza uomini capaci di catturare l’immaginario della gente; solo Javonte Green, costruendo però nel tempo il suo valore, ha lasciato un’impronta, arrivando però dalla terza serie spagnola con scooter e qualche sogno di gloria. Adrian Banks arriva nella situazione giusta, cioè in una squadra che non fa le coppe (a 35 anni è perfetto per mantenere intatta la qualità fisica e cestistica), come unico e riconoscibile leader offensivo del gruppo. Un uomo del genere trae indubbio vantaggio nel giocare in squadre di medio cabotaggio, con compagni di squadra più propensi a rispettarne la gerarchia (più difficile con Aradori a fianco ndr.), con un bagaglio tecnico che diventa esigenza di squadra nei momenti complessi di una partita. Se Corey Sanders, come sembra, è uno “spezza linee” difensive, gli scarichi a disposizione di Banks e soci possono diventare un’arma pazzesca per Trieste. Carattere difficile? Non conosco giocatore di livello che non lo abbia. Spacca spogliatoio? Cazzate, altrimenti Varese e Brindisi non avrebbero fatto la corsa per riprenderselo una seconda volta, con esternazioni da sedotto e abbandonato del Presidente Marino (Brindisi ndr.) che dicono tutto.

Fine parte prima

Raffaele Baldini

Pubblicato il luglio 19, 2021, in BASKET NAZIONALE E INTERNAZ., BASKET TRIESTINO, HighFive, News con tag , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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